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Polizia attacca San Sebastian Bachajon.

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UN ATTACCO ANNUNCIATO. Più di 600 agenti delle forze di polizia incendiano la sede regionale San Sebastián Bachajón.

Il 20 marzo gli ejidatarios di Bachajón informavano che il commissario ejidale Alejandro Moreno Gómez stava organizzando la sua gente “per sgomberare gli ejidatarios in resistenza di San José en Rebeldía e della Sede Regionale San Sebastián”, terra recuperata dagli indigeni di Bachajón.

Gli aderenti alla Sesta dichiaravano che non avrebbero ceduto nella lotta per difendere la loro terra e per la liberazione dei prigionieri, e chiedevano di vigilare sulla situazione. Nello stesso tempo i giornali locali scrivevano che “si prevedono scontri armati tra gruppi antagonisti che si disputano la zona”, cosa che ha aperto, come in altre precedenti occasioni, alla repressione del governo.

Denuncia e Comunicato delle donne e uomini di San Sebastián Bachajón

Pubblicato da: POZOL COLECTIVO 21 marzo 2015

EJIDO SAN SEBASTIAN BACHAJON, ADERENTE ALLA SESTA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA.

CHIAPAS. MESSICO. 21 MARZO 2015

 

Alla Comandancia Generale Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Alle Giunte di Buon Governo

Al Congresso Nazionale Indigeno

A l@s compañer@s aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona

Ai mezzi di comunicazione di massa ed alternativi

Alla Rete contro la Repressione e per la Solidarietà

Al Movimento per la Giustizia del Barrio di New York

Ai difensori dei diritti umani nazionali ed internazionali

Al popolo del Messico e del Mondo

Compagni e compagne denunciamo che oggi 21 marzo 2015 alle ore 8 della mattina circa 600 elementi delle forze di polizia hanno incendiato la nostra sede regionale San Sebastián con la partecipazione del Commissario ejidale Alejandro Moreno Gómez e del Consigliere Samuel Díaz Guzmán. Di nuovo si mostra la politica di morte e corruzione del malgoverno, il suo disprezzo per il popolo ed i diritti umani, la sua smania di appropriarsi del nostro territorio per depredare la terra, l’acqua e tutto quello che esiste nel nostro territorio per profitto come se fosse merce.

Riteniamo responsabili i capi dei paramilitari Peña Nieto e Manuel Velasco della violenza a San Sebastián Bachajón e delle violazioni dei diritti umani, morte e repressione contro le donne e uomini della nostra organizzazione che non vendono la propria dignità per le loro briciole.

Respingiamo le menzogne del malgoverno per diffamare la nostra lotta e fabbricare reati contro l’organizzazione che difende la madre terra. Insieme al Commissario ejidale Alejandro Moreno Gómez ed il Consigliere Samuel Díaz Guzmán realizzano dei blocchi stradali sulla strada Ocosingo-Palenque, all’altezza dell’incrocio per Agua Azul, per accusare l’organizzazione di bloccare la strada, ed inotre questi lacchè del malgoverno abbattono gli alberi e sappiamo che vogliono costruire accuse di reati ambientali per arrestare le autorità autonome della nostra organizzazione.

Ci dissociamo da queste azioni organizzate ed appoggiate dal malgoverno insieme al commissario ejidale, che cercano solo il modo di aggirare la legge per metterci in prigione e depredare il territorio per progetti transnazionali a beneficio solo di quelli che stanno sopra. Con la nostra organizzazione dopo lo sgombero violento del 9 gennaio 2015 abbiamo fondato la sede regionale San Sebastián per continuare a prenderci cura delle terre e chiedere il ritiro del malgoverno, e qui continueremo a stare perché siamo i popoli originari di queste terre e non permetteremo che il malgoverno venga a comandare il popolo.

Ricordiamo oggi con degna rabbia il primo anniversario del nostro compagno caduto Juan Carlos Gómez Silvano coordinatore dell’organizzazione nella comunità Virgen de Dolores ed il prossimo mese il secondo anniversario del nostro compagno caduto Juan Vázquez Guzmán segretario generale dell’organizzazione, a San Sebastián Bachajón la lotta continua in loro memoria.

Vogliamo il ritiro della forza pubblica dalle nostre terre minacciate dal febbraio 2011 e della commissione nazionale per le aree naturali protette.

Vogliamo la liberazione dei nostri prigionieri politici Juan Antonio Gómez Silvano, Mario Aguilar Silvano e Roberto Gómez Hernández e dei compagni ingiustamente detenuti Santiago Moreno Perez, Emilio Jimenez Gomez ed Esteban Gomez Jimenez.

Dalla zona nord dello stato del Chiapas, le donne e gli uomini di San Sebastián Bachajón mandano saluti combattenti

Mai più un Messico senza di noi.

¡Tierra y libertad! ¡Zapata Vive!
¡Hasta la victoria siempre!
Presos políticos ¡Libertad!
¡Juan Vázquez Guzmán Vive, la Lucha de Bachajón sigue!
¡Juan Carlos Gómez Silvano Vive, la Lucha de Bachajón sigue!
¡No al despojo de los territorios indígenas!
¡Presentación inmediata de los compañeros desaparecidos de Ayotzinapa!
¡JUSTICIA PARA AYOTZINAPA, ACTEAL, ABC, ATENCO!

Testo originale

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)


Chiapas: Bachajón non si arrende e non si compra

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Tra le montagne della zona nord del Chiapas, in Messico, si snoda la tortuosa strada che da Ocosingo porta a Palenque, all’interno di un enorme polmone verde dove si nascondono tante delle bellezze naturali della selva del sud-est messicano. Tra queste le cascate di Agua Azul, noto centro di eco-turismo confinante con la comunità indigena tzeltal di San Sebastian Bachajón. Gli uomini e le donne della comunità di Bachajón lottano da anni contro l’esproprio delle loro terre, minacciate da un mega-progetto che, promosso da governo federale e grandi imprese, vedrebbe una significativa estensione dell’area turistica delle famose cascate per permettere la costruzione di un mastodontico centro che accolga alberghi, negozi e strutture varie, di quelli che qui in Messico vengono definiti dalle stesse aziende del settore come ‘’centri integralmente pianificati’’.

C’è quindi chi resiste e non accetta i ‘‘programmi di sostegno’’ impulsati dai partiti con cui si cerca di zittire e comprare gli abitanti della regione: centinaia di famiglie che si oppongono a questo e a tutti i progetti che minacciano la loro zona e i loro territori ancestrali, come l’autostrada che da San Cristobal de Las Casas dovrebbe portare a Palenque spazzando via intere comunità. La resistenza della gente di Bachajón è stata portata avanti in questi anni tra blocchi stradali e denunce pubbliche, ma soprattutto attraverso la riappropriazione delle terre mediante l’occupazione di queste.

Sono molte le comunità di quest’area in lotta contro la privatizzazione dei loro territori che si sono organizzate dal basso escludendo i partiti politici e le autorità statali dai loro processi decisionali interni: alle tante comunità zapatiste se ne sono affiancate altre che hanno seguito un cammino diverso, ma che in questi ultimi anni hanno sperimentato sulla loro pelle la minaccia e la violenza tipiche di uno stato repressivo e totalmente al soldo delle logiche neoliberiste come quello messicano.

Il percorso di resistenza e autodeterminazione delle famiglie di Bachajón ha portato queste ad aderire alla Sesta Dichiarazione delle Selva Lacandona, programma di lotta e spazio di azione e condivisione lanciato dagli zapatisti dell’EZLN nel 2005 dove si incontrano realtà di tutto il mondo. Proprio nel 2005 i confini della comunità sono stati ridotti da una commissione governativa con un pretesto spesso utilizzato qui in Messico, definendo cioè ‘‘area protetta’’ una parte del territorio.

La repressione del governo ha colpito fin dall’inizio le famiglie che nel 2007 hanno istituito una commissione interna per decidere autonomamente come gestire le proprie terre: nel 2009  vengono arrestati otto membri della comunità aderenti alla Sexta, mentre nel 2011 finiscono in carcere, con capi d’imputazione costruiti ad hoc, ben 117 persone.

Quest’ultimo arresto di massa ha seguito uno dei vari attacchi condotti contro queste famiglie da gruppi paramilitari affiliati al partito di governo, il PRI (Partido Revolucionario Institucional), che già dagli anni novanta agiscono, armati e impuni, con lo scopo di provocare e dividere le comunità indigene in resistenza. Questa tecnica controinsurrezionalista é parte di quella che viene definita ‘‘guerra di logoramento’’ contro le comunità che insorgono e resistono; vengono utilizzati gruppi paramilitari invece dell’esercito, e tutti i principali media descrivono queste vere e proprie aggressioni pianificate “semplicemente” come conflitti interni tra indigeni.

La strategia del governo statale del Chiapas, che come quello federale-nazionale afferma sfacciatamente ad ogni occasione di “volere il dialogo” con gli indigeni, ha portato all’omicidio di Juan Vázquez Guzmán nel 2013, freddato con sei colpi d’arma da fuoco sulla porta di casa. Juan aveva 32 anni ed era una figura di riferimento della comunità. Era anche il segretario generale locale degli aderenti alla Sexta. Nel 2014 è toccata la stessa fine al compañero Juan Carlos Gomez Silvano, un altro compagno amato e stimato dalla comunità.

Entrambi gli omicidi sono rimasti impuniti, mentre sono continuate le aggressioni e le minacce alle famiglie di Bachajón. I sei prigionieri politici che ad oggi si trovano in carcere per crimini che non hanno commesso hanno subito torture fisiche nei diversi centri di reclusione in cui si trovano. Alla fine di dicembre i membri della comunità che continuano a esercitare varie forme di lotta e resistenza nella regione hanno deciso di occupare una parte delle terre che gli erano state tolte, da dove sono stati violentemente sgomberati il 9 gennaio scorso. In seguito hanno occupato altri terreni dove hanno costruito la loro nuova sede.

Le autorità locali lunedì 2 febbraio hanno dato un ultimatum di dieci giorni al governo per sgomberare nuovamente le famiglie, altrimenti ‘‘ci penseranno loro’’. Lo spazio della sede viene utilizzato per lavori collettivi, di condivisione e laboratori: uno spazio ribelle come lo descrivono gli ‘‘occupanti’’ nel loro ultimo comunicato ‘‘perché denunciamo chiaramente l’ambizione  di voler espropriare il territorio della nostra gente, però una volta per tutte diciamo al mal governo che difenderemo la sede così come continueremo a difendere le terre che ci ha tolto dal 2 febbraio 2011 e dove adesso si sono ristabilite le forze dell’ordine dopo il violento sgombero del 9 gennaio 2015’’.

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In questi giorni, a ultimatum appena scaduto la situazione continua a essere tesa e qui nessuno abbassa la guardia.

Nonostante la repressione e le minacce, a Bachajón la difesa del territorio è ancora l’imperativo di centinaia di “lottatori sociali” che non si arrendono di fronte a coloro i quali, secondo ciò che ci hanno insegnato, sono quelli che comandano. Donne e uomini che non ne vogliono sapere di stare a guardare la mercificazione delle loro terre, né di lasciarsi comprare dal partito o dall’impresa di turno. Il dolore e la rabbia per la morte di Juan e Juan Carlos, così come per i compañeros ancora in carcere non ha scoraggiato queste famiglie indigene che da secoli in questi territorio hanno imparato a trasformare questa rabbia e questo dolore in forza per continuare a resistere, in forza per sopravvivere.

La forza di questa comunità è uno dei tanti esempi che i popoli indigeni del Chiapas continuano a mandare al mondo, è anche la lezione di una comunità che crede nell’autodeterminazione a qualunque costo. Come gli zapatisti, che da 21 anni dalla selva e dalle alture chiapanecas, da dove finisce il Messico, costruiscono autonomia e si riprendono la dignità che è sempre stata negata alla loro gente, come in Val Susa, a Niscemi e in tanti angoli ribelli del mondo. Dunque anche a Bachajón la missione è una, e l’unico cammino possibile è quello dell’auto-organizzazione dal basso. La sfida ai potenti continua, i suoi esiti sono incerti, indefiniti, ma dopo questi anni di ribellione una cosa rimane chiara: lottare per difendere ciò che gli appartiene fa parte di una lunga tradizione di lotta, instancabile, che non si fermerà facilmente.

22 febbraio 2015

di Marco Cavinato per Comitato Carlos Fonseca

 

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Bachajón: priisti e poliziotti entrano nelle terre recuperate.

blocco agua azul #Bachajón URGENTE: Ejidatarios priisti e poliziotti entrano nelle terre recuperate

21 febbraio 2015

Ejidatarios priisti protetti da diverse pattuglie di polizia e camion della polizia statale, negli ultimi giorni sono entrati nella zona di Agua Azul dove si trovano gli ejidatarios organizzati di San Sebastián Bachajón. Come affermano questi ultimi, sono minacciati di sgombero e hanno saputo che si sta preparando un’imboscata per sgomberare la Sede Regionale e cacciare gli ejidatarios dalla zona recuperata che appartiene all’ejido di San Sebastián.

La prima intromissione è avvenuta il 19 febbraio alle 9 del mattino, quando circa 45 persone appartenenti al PRI, filogovernativi e gente vicina al comissario ejidale Alejandro Moreno Gómez, sono arrivati ad Agua Azul protetti da diverse pattuglie di poliziotti, passanto per Pinquinteel nel municipio di Tumbalá, e per Saquil.Ulub nell’ejido di San Sebastián. Una volta arrivati, hanno minacciato i compagni di guardia alla Sede Regionale San Sebastián e quelli che si trovavano al botteghino di ingresso alle cascate di Agua Azul.

Il commissario Alejandro Moreno Gomez aveva cercato di accordarsi sulla riscossione degli ingressi alle cascate con gli ejidatarios indipendenti di Agua Azul di Tumbalá. Ma gli ejidatario avevano respinto che la CONANP tornasse ad amministrare le risorse naturali e le entrate economiche che questi generano. Non giungendo a nessun accordo, alle 4 del pomeriggio i priisti ed i poliziotti statali, municipali e giudiziali se n’erano andati. Il 20 febbraio, i priisti sono tornati e si sono installati nella zona della terra espropriata nel 2011, insieme a 3 camion di agenti statali che li proteggono.

Costruzione di reati

Un’altra forma di repressione e vessazione che stanno subendo gli ejidatarios aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona è per via giudiziaria e mediatica attraverso la costruzione di reati. L’accusa principale a loro rivolta è quella di essere gli autori degli assalti che avvengono sulla tratto di strada Ocosingo-Palenque. Già diversi ejidatarios sono stati arrestati con l’accusa di furto ed aggressione ed a quanto sembra, il governo municipale vuole accusarli di nuovo per poter emettere mandati di cattura riferiti ad alcuni fatti accaduti lo scorso 17 gennaio.

Il 17 gennaio erano stati arrestati tre assalitori nel tratto stradale Ocosingo-Palenque. Da 4 anni Questi delinquenti sono noti da quattro anni ai poliziotti che si occupano del pattugliamento di questo tratto di strada. Nonostante ciò, presso la procura distretuale Selva-Palenque, Juan Alvaro Moreno di Xanil, sta negoziando la liberazione di questi detenuti. Come spiegano gli ejidatarios organizzati, si vuole incolpare l’organizzazione aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dei reati commessi da questi delinquenti, dicendo alla popolazione ed ai turisti che gli “incappucciati” sono gli assalitori.

Anche i mezzi di comunicazione sono complici di questa strategia dei governi e degli impresari di criminalizzare gli ejidatarios indipendenti e gli aderenti alla Sexta. Attraverso campagne mediatiche nelle quali si insiste sulla mancanza di sicurezza sulla strada con riferimento diretto ai blocchi ed agli assalti, giustificano il presunto piano di sicurezza. Questo piano, coordinato tra la Segreteria Generale di Governo, gli enti preposti alla sicurezza e la procura di giustizia, è stato presentato il 6 febbraio scorso. La sua applicazione comporta la presenza di altre unità di polizia nella zona tra Ocosingo e Palenque.

E’ falso incriminare gli zapatisti, ed in questo caso specifico, gli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, dei reati commessi su questo tratto di strada perché la loro lotta è contro l’esproprio delle loro terre. Alcuni anni fa i compagn@ hanno collaborato perfino agli arresti di questi criminali e sono pienamente consapevoli del danno che rappresentano per la sicurezza delle città. Come organizzazione non si è contrari all’arresto di questi delinquenti perché si vuole è la giustizia.

http://komanilel.org/2015/02/21/urgente-ejidatarios-priistastas-y-policias-entran-en-las-tierras-ejidales-liberadas/

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Sgomberati gli ejidatarios di Bachajón.

10 gennaio 2015 di Comitato Chiapas “Maribel” Bergamo

Il governo del Chiapas sgombera gli ejidatarios di Bachajón dalle loro terre

Fotografía: Heriberto Paredes

Fotografía: Heriberto Paredes

Chiapas, Messico, 9 gennaio. “Oggi alle ore 6:30 circa del mattino, più di 900 elementi della polizia federale e statale, hanno sgomberato i nostri compagni e compagne che proteggevano le terre recuperate lo scorso 21 dicembre”, denunciano gli ejidatarios di San Sebastián Bachajón, dal centro turistico delle Cascate di Agua Azul.

Gli indigeni tzeltal aderenti alla Sexta, accusano il governo di spogliarli delle loro terre, attraverso il segretario di governo Eduardo Ramírez Aguilar. “Sono degli svergognati, traditori della patria, corrotti, ma la loro cattiva politica non distruggerà la nostra lotta perché non permetteremo che continuino a derubarci a loro piacimento. Continueremo le nostre azioni in difesa della madre terra”, dichiarano.

Nelle ultime ore hanno comunicato di aver localizzato in una comunità del Centro de Población Alansac–Jun, i compagni di cui non si avevano notizie da oltre 8 ore: Mariano Pérez Álvaro, Miguel Jiménez Silvano, Juan Deara Perez, Antonio Gomez Estrada, Manuel Gómez Estrada, Juan Gomez Estrada, Pacual Gómez Álvaro e Martín Álvaro Deara, che dicono di stare bene e di essere riusciti a sfuggire dalle mani dei poliziotti che tuttora presidiano le cascate di Agua Azul.

Precedenti: http://redtdt.org.mx/2015/01/ejido-san-sebastian-bachajon-en-riesgo-de-ser-desalojado-nuevamente/

Audio denuncia: http://komanilel.org/wp-content/uploads/2015/01/desalojo-en-Bachajón.mp3

http://chiapasbg.com/2015/01/10/sgombero-agua-azul/

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Denuncia Ejido San Sebastian Bachajon Aderente a la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, Chiapas, Messico

 

EJIDO SAN SEBASTIAN BACHAJON ADERENTE A LA SESTA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA. CHIAPAS. MESSICO. 21 DICEMBRE 2014

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Alle Giunte di Buon Governo

All’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Al Congresso Nazionale Indigeno

Al Festival Mondiale delle Resistenze

AI compagn@ aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona

Ai mezzi di comunicazione di massa ed alternativi

Alla Rete contro la Repressione e per la Solidarietà

Al Movimento di Justicia por el Barrio di New York

Ai difensori dei diritti umani nazionali ed internazionali

Al popolo del Messico e del mondo

Compagni e compagne, il nostro popolo lotta contro la depredazione e la repressione del malgoverno che ad ogni costo vuole strapparci il nostro territorio, le nostre risorse naturali e la dignità di popolo, ma in tutto questo tempo il nostro popolo si è organizzato per difendersi e far sì che la lotta sia più grande e così il malgoverno non riesce a distruggere questa lotta ed è per questo che ci attacca ed ha assassinato Juan Vázquez Guzmán il 24 aprile 2013, ed al compa Juan Carlos Gómez Silvano il 21 marzo 2014, ci sono anche tre compagni carcerati a Yajalón, Chiapas, Juan Antonio Gómez Silvano, Mario Aguilar Silvano e Roberto Gómez Hernández , che sono stati torturati dalla Polizia Municipale di Chilón e dal Pubblico Ministero Indigeno di Ocosingo, Rodolfo Gómez Gutiérrez, che ha puntato la pistola alla testa del compagno Mario Aguilar Silvano oltre ad un sacchetto di plastica.

Per tutte queste ingiustizie del malgoverno che vuole vederci morti o in prigione, vivere nella miseria e nell’emarginazione perché ci sottrae la nostra terra per darla alle grandi imprese ed ai politici corrotti affinché si arricchiscano, mentre le nostre comunità muoiono di fame, senza ospedali né scuole. Vengono qua solo in campagna elettorale a lasciare le loro briciole per ingannare la gente ed approfittare dei loro bisogni. Respingiamo questa mala politica che sfrutta il popolo, per questo oggi, noi come organizzazione, con le nostre comunità, in assemblea abbiamo deciso di recuperare le terre che ci erano state sottratte dal malgoverno il 2 febbraio 2011, con la complicità del commissario ejidale di allora di San Sebastián Bachajón, Francisco Guzmán Jiménez, alias el goyito ed ora del suo fedele discepolo Alejandro Moreno Gomez ed l suo consigliere Samuel Díaz, che sono al serizio del malgoverno e non del popolo.

Riteniamo responsabili i tre livelli del malgoverno rappresentati dai leader paramilitari Enrique Peña Nieto, Manuel Velasco Coello e Leonardo Guirao Aguilar, di ogni aggressione contro i nostri compagni e compagne che proteggeranno le terre recuperate e che legalmente e legittimamente appartengono al popolo tzeltal di San Sebastián Bachajón e non al malgoverno, che diffidiamo dall’avvicinarsi con i suoi poliziotti o paramilitari.

Chiediamo la liberazione dei nostri prigionieri a Yajalón JUAN ANTONIO GOMEZ SILVANO, MARIO AGUILAR SILVANO e ROBERTO GOMEZ HERNANDEZ; di SANTIAGO MORENO PEREZ, EMILIO JIMENEZ GOMEZ detenuti a Playas de Catazajá; di ESTEBAN GOMEZ JIMENEZ detenuto a El Amate.

Chiediamo a tutti i compagni e compagne, organizzazioni, popoli e comunità del Messico e del mondo di vigilare e di dare la loro solidarietà alla nostra lotta perché insieme possiamo vincere i soprusi e la repressione del malgoverno.

Esprimiamo il nostro totale rifiuto dei megaprogetti di sfruttamento contro i popoli del Chiapas e di tutto il paese, per questo manifestiamo tutta la nostra solidarietà ai compagni e compagne dell’ejido Tila, Los Llanos, Candelaria, San Francisco Xochicuautla, la Tribù Yaqui, compagni e compagne di Puebla, Morelos, Tlaxcala, Oaxaca ed a tutti i popoli che combattono contro la prigione, la morte e la repressione del malgoverno e diciamo loro che continuino a lottare perché non sono soli.

Dalla zona nord dello stato del Chiapas, le donne e gli uomini di San Sebastián Bachajón mandano combattivi saluti.

Nunca más un México sin nosotros.

Atentamente

¡Tierra y libertad! ¡Zapata Vive!

¡Hasta la victoria siempre!

Presos políticos ¡Libertad!

¡Juan Vázquez Guzmán Vive, la Lucha de Bachajón sigue!

¡Juan Carlos Gómez Silvano Vive, la Lucha de Bachajón sigue!

¡No al despojo de los territorios indígenas!

¡Presentación inmediata de los compañeros desaparecidos de Ayotzinapa!

¡JUSTICIA PARA AYOTZINAPA, ACTEAL, ABC, ATENCO!

 

 

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Denuncia dell’Ejido San Sebastián Bachajón

EJIDO SAN SEBASTIAN BACHAJON ADERENTE ALLA SESTA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA. CHIAPAS. MESSICO. 27 SETTEMBRE 2014

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Alle Giunte di Buon Governo
Al Congresso Nazionale Indigeno
Ai compagn@ aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona
Ai mezzi di comunicazione di massa ed alternativi
Alla Rete contro la Repressione e per la Solidarietà
Al Movimento per la Giustizia del Barrio di New York
Ai difensori dei diritti umani nazionali ed internazionali
Al popolo del Messico e del mondo

Compagne e compagni

Denunciamo che il malgoverno ha aumentato le pene per i nostri compagni Juan Antonio Gómez Silvano, Mario Aguilar Silvano e Roberto Gómez Hernández perché ha cambiato il reato a loro attribuito da lesioni aggravate a tentato omicidio del poliziotto municipale di Chilón, Alfredo Bernabé Aguilar Fuentes, affinché non escano su cauzione e rimangano ancora più tempo ingiustamente in prigione per un reato che non hanno commesso, e che è un reato fabbricato dal malgoverno e per questo sono stati maltrattati e torturati per nove ore dai poliziotti municipali di Chilón, e pure il pubblico ministero di Ocosingo, Chiapas, Rodolfo Gómez Gutiérrez, ha puntato una pistola alla testa del compagno Mario Aguilar Silvano e gli ha anche infilato la testa in un sacco di plastica.

Il giudice Omar Heleria Reyes è complice del malgoverno perché ha firmato l’atto di arresto formale perché così glielo ordina il padrone, il governo, non agiscono così i giudici dei nostri villaggi, ci vogliono saggezza e intelligenza per risolvere i problemi, ma queste persone non fanno altro che violare i diritti e proteggere quelli che fanno il lavoro sporco del malgoverno.

Denunciamo che ai nostri compagni in carcere, Juan Antonio Gómez Silvano, Mario Aguilar Silvano e Roberto Gómez Hernández, nella prigione 16 di Ocosingo, Chiapas, viene chiesto denaro all’interno della prigione da parte dei cosiddetti portavoce o favoriti che collaborano con le autorità della prigione, per questo esigiamo che il malgoverno rispetti la vita e l’integrità dei nostri compagni perché sono prigionieri politici e nessuna persona deve essere molestata in prigione per obbligarla a versare denaro o svolgere lavori contro la dignità della persona.

Chiediamo al malgoverno la liberazione immediata dei nostri compagni JUAN ANTONIO GOMEZ SILVANO, MARIO AGUILAR SILVANO E ROBERTO GOMEZ HERNANDEZ che sono stati torturati dal malgoverno e sono privati ingiustamente della libertà dal 16 settembre 2014 perché lottano per la giustizia e la difesa del proprio territorio.

Chiediamo inoltre la liberazione dei nostri compagni rinchiusi della prigione di Playas de Catazajá, SANTIAGO MORENO PEREZ in carcere dal 2009, EMILIO JIMENEZ GOMEZ in carcere dal luglio 2014 e ESTEBAN GOMEZ JIMENEZ in carcere dal 2013 a Playas de Catazajá e poi trasferito a El Amate.

Chiediamo al malgoverno ed al commissario ejidale filogovernativo di San Sebastián Bachajón, Alejandro Moreno Gómez, di smetterla di depredare territorio e risorse naturali al nostro popolo, perché il popolo continuerà a difenderli.

Dalla zona nord dello stato del Chiapas, le donne e gli uomini di San Sebastián Bachajón inviano saluti combattivi.

Mai più un Messico senza di noi.
Distintamente
¡Tierra y libertad! ¡Zapata Vive!
¡Hasta la victoria siempre!
Presos políticos ¡Libertad!
¡Juan Vázquez Guzmán Vive, la Lucha de Bachajón sigue!
¡Juan Carlos Gómez Silvano Vive, la Lucha de Bachajón sigue!
¡No al despojo de los territorios indígenas!

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Chilón, arrestati gli indigeni torturati dalla polizia.

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Il giudice di Ocosingo, Omar Heleria Reyes, decreta l’arresto per gli indigeni tzeltal obbligati a confessare sotto tortura

Pubblicato da: POZOL COLECTIVO 23 settembre 2014

Chiapas, Messico. 24 settembre. Il giudice di Ocosingo, Omar Heleria Reyes, decreta l’arresto per gli ejidatarios di San Sebastián Bachajón, malgrado il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba) abbia documentato torture e trattamenti crudeli, inumane e/o degradanti, compiuti da elementi della Polizia Municipale di Chilón contro gli indigeni tzeltal. “I tre indigeni che non sanno né leggere né scrivere, sono stati obbligati a porre la loro impronta digitale sulla deposizione della quale non hanno ricevuto lettura, inoltre non hanno avuto l’assistenza di un interprete”, denuncia il Frayba.

Il Frayba inoltre sollecita la Procura Generale dello stato del Chiapas “a svolgere indagini contro i poliziotti municipali di Chilón ed il Pubblico Ministero Rodolfo Manuel Gómez Gutiérrez per il reato di tortura”, poiché Mario Aguilar ha denunciato che è stato sottoposto ad asfissia con una borsa di plastica e di aver ricevuto colpi in testa affinché confessasse di aver sparato e ferito un poliziotto municipale.

In conferenza stampa gli indigeni di San Sebastián Bachajón, insieme al loro rappresentante legale, hanno denunciato che nel caso dei loro compagni detenuto Juan Antonio Gómez Silvano, Mario Aguilar Silvano e Roberto Gómez Hernández della comunità Virgen de Dolores “non è stata rispettata la legge, perché non sono stati presentati al pubblico ministero che si trova a 5 minuti dal luogo di detenzione”. “Sono stati trattenuti per 9 ore sotto custodia di polizia senza essere presentati al PM”, segnalano.

I tre indigeni tzeltal erano stati fermati lo scorso 16 settembre dal comandante Francisco Sánchez Guzmán con l’accusa di aver sparato ai poliziotti di Chilón, malgrado la prova del guanto di paraffina avesse dato esito negativo. Il fermo è iniziato alle 4:30 del mattino e l’ufficiale li ha presentati al PM Ocosingo all’01:30 del pomeriggio, informa l’avvocato difensore.

“Mostravano evidenti segni di percosse in volto e sul corpo e lesioni interne certificate dal PM”, aggiunge il legale. Quando è stato chiesto ai poliziotti il perché del ritardo nel presentare i detenuti, hanno risposto che avevano dovuto pattugliare la città a causa del maltempo nella regione, spiega l’avvocato, anche difensore dei diritti umani, ed aggiunge che la corte suprema stabilisce che tutti gli elementi che derivano da una detenzione come quella degli indigeni tzeltal sono illegali.

Durante la conferenza stampa è stato inoltre spiegato che il reato degli ejidatarios di Bachajón è stato riclassificato da lesioni aggravate a tentato omicidio che non prevede cauzione. La difesa farà appello contro l’arresto per i gravi reati inventati contro gli indigeni. http://www.pozol.org/?p=9851

BOLLETTINO DEL FRAYBA:http://www.frayba.org.mx/archivo/boletines/140924_boletin_26_tortura_tseltales.pdf

COMUNICATO DELL’EJIDO SAN SEBASTIÁN BACHAJÓN:http://kolectivozero.blogspot.mx/2014/09/comunicado-de-san-sebastian-bachajon.html?spref=fb

 

 

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“Il Pubblico Ministero Rodolfo Gómez Gutiérrez ha torturato un indigeno tzeltal”, denunciano gli ejidatari di Bachajón

Pubblicato da: POZOL COLECTIVO 19 settembre 2014

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Chiapas, Messico. 18 settembre. “Rodolfo Gómez Gutiérrez, Pubblico Ministero ascritto alla Procura Specializzata in Giustizia Indigena con sede in Ocosingo, Chiapas, ha torturato MARIO AGUILAR SILVANO affinché si autoacusasse dei fatti a lui imputati e firmasse una confessione”, denunciano gli indigeni tzeltal della comunità Virgen de Dolores, dell’ejido San Sebastián Bachajón, catturati violentemente il passato 16 settembre dalla polizia di Chilón.

“Gli ha puntato una pistola alla testa, gli ha infilato un sacco di plastica in testa per provocargli asfissia e lo ha picchiato in volto a mano aperta, e questo è accaduto il pomeriggio del 17 settembre”, dichiarano gli ejidatari e raccontano di essere stati sottoposti a trattamenti crudeli, disumani e tortura durante il loro fermo di polizia a Chilón. Sono stati trascinati sulla strada sterrata provocando gravali ferite sul corpo mentre gli elementi della polizia municipale si prendevano gioco di loro, aggiungono.

Gli indigeni tszltal aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, JUAN ANTONIO GOMEZ SILVANO, MARIO AGUILAR SILVANO e ROBERTO GOMEZ HERNANDEZ sono stati consegnati dal Pubblico Ministero ascritto alla Procura Specializzata di Giustizia Indigena con sede a Chilón, Chiapas, al Giudice Misto di Prima Istanza del Distretto Giudiziario di Ocosingo, per il reato di lesioni aggravate a danno di elementi della polizia municipale di Chilón il 16 settembre 2014.

Il giudice misto di prima istanza di Ocosingo, Omar Heleria Reyes ha fissato una cauzione di 300 mila pesos per ognuno degli indigeni fermati, “cosa assolutamente incostituzionale perché sproporzionata rispetto alla situazione economica dei compagni e viola il principio della presunzione di innocenza”, sostiene la difesa. “Viene impedito loro di esercitare il diritto costituzionale ed internazionale di affrontare in libertà il loro processo”, aggiunge l’avvocato.

Il termine per definire la loro posizione giuridica scade mercoledì 24 settembre. “Useremo ogni risorsa della difesa per ottenere la loro libertà entro questo termine” assicura il legale.

Gli ejidatari fermati denunciano che al momento della loro cattura hanno riconosciuto uno dei poliziotti di nome Agustín Sánchez che vive nel villaggio di Carmen Xaquilá, e che è amico stretto e vicino di Sebastián Méndez Hernández, che ha parteciato all’omicidio di Juan Carlos Gómez Silvano, membro della comunità Virgen de Dolores, il 21 marzo 2014 e che ora è rinchiuso nella prigione EL Amate in attesa di processo.

I fermati affermano che i poliziotti di Chilón stanno agendo in rappresaglia contro di loro per l’arresto del poliziotto Méndez Hernández

FONTE: AVVOCATO RICARDO LAGUNES

 

http://chiapasbg.com/2014/09/20/tzeltal-torturato/

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EJIDO SAN SEBASTIAN BACHAJON ADERENTE ALLA SESTA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA. CHIAPAS. MESSICO. 17 APRILE 2014

A tutt@ compagn@ aderenti alla Sesta dichiarazione della selva lacandona

Ai media di massa e alternativi

Alle Giunte di Buon Governo

All’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Al Congresso Nazionale Indigeno

Alla Rete contro la Repressione e per la Solidarietà

Al Movimento per la Giustizia del Barrio di New York

A collettivi e comitati solidali a livello nazionale ed internazionale

Ai difensori dei diritti umani nazionali ed internazionali

Al popolo del Messico e del mondo

Bachajon y Juan italiano chicoCompagni e compagne in lotta, il prossimo giovedì 24 aprile si compie un anno dal vile assassinio politico del nostro compagno Juan Vázquez Guzmán, quel giorno pregheremo insieme alla sua famiglia per il riposo eterno del nostro compagno che ora è tra le braccia della nostra madre terra, affinché la sua memoria si mantenga viva e ci dia la forza per resistere alla repressione ed alla politica di morte del malgoverno.

Il 24 aprile inizierà una giornata mondiale per la giustizia per San Sebastián Bachajón ed i nostri compagni caduti Juan Vázquez Guzmán e Juan Carlos Gómez Silvano, convocata dal Movimento per la Giustizia del Barrio di New York, ci uniamo a questa giornata con un atto politico in onore dei nostri compagni Juan Vázquez e Juan Carlos Gómez che faremo sabato 26 aprile a partire dalle ore 10 nella sede dell’organizzazione a Cumbre Nah Choj.

Vi invitiamo ad unirvi, secondo i propri tempi e geografie, alla giornata mondiale di richiesta di giustizia per la comunità e per i compagni caduti Juan Vázquez Guzmán y Juan Carlos Gómez Silvano

Dalla zona nord del Chiapas mandiamo un abbraccio combattivo.

Mai più un Messico senza di noi.

Distintamente

¡Tierra y libertad! ¡Zapata Vive! ¡Hasta la victoria siempre! Presos políticos ¡Libertad! ¡Juan Vázquez Guzmán Vive, la Lucha de Bachajón sigue! ¡Juan Carlos Gómez Silvano Vive, la Lucha de Bachajón sigue! ¡No al despojo de los territorios indígenas!

 

Comitato Chiapas “Maribel” Bergamo

 

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La Jornada – Sabato 19 aprile 2014

Lanciate giornate internazionali per la giustizia per San Sebastián Bachajón

Hermann Bellinghausen

IMG_3297L’ejido San Sebastián Bachajón, del municipio di Chilón, nella zona Nord del Chiapas, ha annunciato la realizzazione di giornate interazionali per la giustizia a favore della lotta di questo ejido, aderente alla Sesta dichiarazione della Selva Lacandona, che si oppone ai tentativi del governo di spogliarlo di parte del suoi territorio a fini turistici e per costruire delle srade senza il consenso degli abitanti.

Il 24 aprile prossimo sarà trascorso un anno dal vile assassinio politico del dirigente Juan Vázquez Guzmán. Gli ejidatari tzeltal dichiarano che, affinché la sua memoria si mantenga viva e continui a darci la forza di resistere alla repressione ed alla politica di morte del malgoverno, quel giorno sarà una giornata mondiale per la giustizia per San Sebastián Bachajón ed i nostri compagni caduti Juan Vázquez Guzmán e Juan Carlos Gómez Silvano, quest’ultimo assassinato il 21 marzo scorso alla periferia di Chilón con più di 20 colpi d’arma da fuoco. Entrambi i crimini rimangono impuni e niente indica che le autorità stiano veramente indagando per trovare i responsabili. Si tratta, semplicemente, di due esecuzioni eseguire da professionisti.

Le giornate internazionali sono convocate dal Movimento per Giustizia del Barrio, di New York, e da gruppi solidali del Regno Unito e India. Il giorno 26 si svolgerà un atto politico nella sede dell’organizzazione indipendente degli ejidatari a Cumbre Nah Choj. Le giornate si concluderanno l’8 di maggio.

“Non c’è ancora giustizia. Non c’è stata un’indagine efficace sull’assassinio di Vázquez Guzmán, ed i suoi assassini e quelli che ordinarono la sua esecuzione sono al sicuro nell’impunità. Nel frattempo, continuano le azioni per defraudare il villaggio di Juan, gli ejidatari aderenti alla Sexta“, si segnala nella convocazione.

I tre livelli di governo, con il suo Esercito, i suoi poliziotti, i suoi alleati nelle ultinazionali, i suoi gruppi paramilitari finanziati localmente ed i suoi lacchè di partito, non cessano gli attacchi ed i saccheggi, con inganni e bugie, minacce, violenza, incarceramento, tortura e perfino omicidi, per impadronirsi delle terre comunali dell’ejido per la costruzione di un complesso turistico di lusso di fianco alle belle cascate di Agua Azul.

Anche la morte di Gómez Silvano, che partecipava alla costruzione dell’autonomia sulla terra recuperata della proprietà Virgen de Dolores, resta nell’impunità. Le organizzazioni che convocano le Due Settimane di Azione Mondiale sostengono: Gli ejidatari non consegneranno le terre che hanno ereditato dai loro nonni affinché ora siano usate per la costruzione di hotel, campi da golf, strade ed eliporti. Non permetteranno che la madre terra e la sua ricchezza naturale, la selva e l’acqua, siano distrutti.http://www.jornada.unam.mx/2014/04/19/politica/018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

 

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La Jornada – Lunedì 24 marzo 2014

L’omicidio del dirigente zapatista è la prova che il governo vuole distruggerci, accusano

bachajon1111Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 23 marzo. Venerdì 21 aprile, alle 9 circa del mattino, il giovane tzeltal Juan Carlos Gómez Silvano è stato assassinato con più di 20 colpi d’arma da fuoco di grosso calibro mentre era alla guida del suo furgone all’altezza del crocevia di San José Chapapuyil, in direzione della comunità autonoma Virgen de Dolores, fondata nel 2010 su terre recuperate dai contadini aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona.

Juan Carlos, 22 anni, era coordinatore regionale della Sexta dell’ejido San Sebastián Bachajón e padre di un bimbo di sei mesi, raccontano oggi gli ejidatarios riuniti ad Ocosingo per sporgere denuncia. Sul luogo dei fatti erano giunti poliziotti municipali di Chilón e statali, a scattare foto e video senza rispetto per il defunto e la sua famiglia. Il Pubblico Ministero di Chilón voleva prelevare il corpo per effettuare l’autopsia, ma non l’abbiamo permesso perché questi sono i nostri costumi, e l’abbiamo portato a riposare nella comunità di Virgen de Dolores per gli onori funebri, hanno dichiarato gli indigeni.

Da quando hanno fondato nel 2010 le comunità di Nah Choj e Virgen de Dolores, la nostra organizzazione è stata perseguitata dall’Esercito e dalla polizia con minacce di sgombero per le pressioni di quelli che si dicono proprietari, tra loro un ex presidente municipale.

La strategia governativa è stata fomentare la divisione e comperare le coscienze di qualche ex compagno con le sue briciole, come ha fatto con Carmen Aguilar Gómez e suo figlio dello stesso nome, che si sono venduti a Noé Castañón León, segretario di Governo di Juan Sabines Guerrero, ed hanno organizzato lo sgombero del nostro botteghino di riscossione il 2 febbraio 2011 per strapparci le nostre terre in complicità con l’ex commissario ejidale Francisco Guzmán Jiménez.

Il governo, sostengono, vuole distruggerci assassinando i nostri compagni, come ha fatto con Juan Vázquez Guzmán il 24 aprile 2013, utilizzando i suoi sicari paramilitari che in completa impunità, ormai notte e giorno, sono capaci di assassinare vilmente i nostri compagni che lavorano e lottano per costruire un mondo nel quale stanno altri mondi. Gómez Silvano, a sua volta, aveva partecipato alla fondazione e costruzione dell’autonomia a Virgen de Dolores.

I veri delinquenti, assassini e corrotti sono i politici dei partiti che, nonostante siano arrivati dove stanno con la frode e comprando voti, si ritengono i padroni di quello che esiste sulle nostre terre, vogliono diventare sempre più ricchi e non gli importa quanti indigeni dovranno ammazzare per raggiungere il loro obiettivo.

I querelanti rilevano che l’attuale sindaco di Chilón, Leonardo Guirao Aguilar, del Partito Verde Ecologista, “è uno degli autori dell’esproprio delle nostre terre, perché ha finanziato l’acquisto di armi del gruppo che ha sgomberato i nostri compagni dal botteghino di riscossione nel febbraio del 2011″, all’ingresso delle cascate di Agua Azul.

L’organizzazione della Sexta ha avuto la dignità di continuare a lottare malgrado molti siano stati imprigionati o assassinati. Non abbiamo paura perché stiamo proseguendo il cammino dei nostri antenati che ci hanno dato la saggezza per leggere i segnali della vita e dei tempi; i malgoverni vanno e vengono, ma i popoli che resistono sono qui e lottano.

A poche settimane dal primo anniversario dell’assassinio di Vázquez Guzmán, aggiungono gli ejidatarios, il malgoverno manda i suoi assassini a colpire la comunità Virgen de Dolores, nata con molto lavoro e sacrificio, dove ora crescono milpas e frutti per dare da mangiare ai nostri bambini e bambine.

Gli ejidatarios della Sexta concludono che Manuel Velasco Coello ed Enrique Peña Nieto si sbagliano se pensano di farci fuori con la violenza e la repressione.

http://www.jornada.unam.mx/2014/03/24/politica/018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

 

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La Jornada – Domenica 23 marzo 2014

Assassinato un giovane dirigente indigeno a Chilón, Chiapas

a4342-mujeres_bachajonHermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 22 marzo. Juan Carlos Gómez Silvano, aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona del municipio di Chilón, è stato assassinato nei pressi della località stessa. Secondo testimonianze raccolte da La Jornada, l’indigeno è stato colpito da 20 colpi d’arma da fuoco.

Koman Ilel, media alternativo di questa città, segnala che Gómez Silvano, contadino tzeltal di 21 anni, partecipava alla costruzione dell’autonomia nella terra recuperata del podere Virgen de Dolores ed era coordinatore regionale della Sesta Dichiarazione, lanciata dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). La sua comunità è organizzata in resistenza con l’ejido San Sebastián Bachajón.

Secondo la stampa locale, Gómez Silvano sembra viaggiasse solo, su un furgoncino Nissan. Il suo corpo è stato trovato sulla strada per Chapapujil, vicino a Chilón. Secondo versioni ufficiose delle autorità giudiziarie dello stato, sul luogo era giunto l’agente del Pubblico Ministero, Octavio Bautista Martínez, per prelevare il corpo del giovane dirigente indigeno, ma un folto gruppo di incappucciati lo avrebbe portato via per dargli sepoltura.

Da parte sua, Koman Ilel ricorda che meno di un anno fa è stato giustiziato, sempre a Chilón, Juan Vázquez Guzmán, dirigente della Sexta di San Sebastián Bachajón. Perché li uccidono?, si domanda l’organo d’informazione, e racconta che l’ejido di San Sebastián Bachajón da anni è in lotta contro l’esproprio delle sue terre.

Segnala che diversi attori, tra i quali i governi municipale, statale e federale; multinazionali (Norton Consulting) e gruppi paramilitari mettono in atto strategie legali e illegali per realizzare uno dei progetti più ambiziosi della regione, parte del Plan Puebla-Panama: il Centro Integralmente Planeado Palenque, una rete di infrastrutture e servizi che vuole unire attrattive naturali ed archeologiche per un turismo di élite, trasformando la popolazione indigena in servi, nelle proprie comunità.

Una delle strategie governative per assicurare il controllo del territorio, aggiunge l’informazione di Koman Ilel, è stata la cooptazioneo intimidazione delle autorità ejidales, come la persecuzione giudiziaria e gli omicidi selettivi di coloro che si oppongono ad essere defraudati, come nel caso dei compagni Juan Carlos Gómez Silvano e Juan Vázquez Guzmán.

Chilón attualmente è governata, come il Chiapas stesso, dal Partito Verde Ecologista del Messico. Le autorità sono state complici o negligenti delle aggressioni subite sistematicamente dagli ejidatarios in resistenza. Il sindaco Rafael Guirao Aguilar presiede, inoltre, l’ente statale Fundación Chiapas Verde, che sostiene il suo correligionario, il governatore Manuel Velasco Coello.

http://www.jornada.unam.mx/2014/03/23/politica/017n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

 

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La Jornada – Giovedì 6 marzo 2014

Il commissario ejidale di Bachajón inganna gli indigeni tzeltal per sottrarre le loro terre

Hermann Bellinghausen

1E3.grandeEjidatari tzeltal di San Sebastián Bachajón, a Chilón, Chiapas, aderenti allaSesta Dichiarazione della selva Lacandona, denunciano manovre illegali del commissario filogovernativo per formalizzare la sottrazione di terre ejidali a scopo turistico, contro cui gli ejidatari stanno lottando da anni.

Gli indigeni segnalano che il commissario filogovernativo, Alejandro Moreno Gómez, continua ad ingannare con false promesse la gente del villaggio di San Sebastián Bachajón, perché chiede loro di firmare copie di certificati di diritti agrari in cambio di briciole, dicendo che da governo otterrà progetto per coltivare caffè, ma è una bugia, perché sta raccogliendo firme e documenti per simulare dei verbali di assemblea di ejidatari e chiedere al tribunale settimo di distretto, di Tuxtla Gutiérrez, la cancellazione del nostro ricorso 274/2011, pendente da 3 anni proprio questo 3 marzo, e che il malgoverno non ha potuto ignorare grazie all’organizzazione dal nostro popolo.

Moreno Gómez ed il consigliere Samuel Díaz Guzmán vogliono costruire un verbale di assemblea generale, ma non è vero, perché lo stanno facendo di nascosto, alle spalle del villaggio, come veri delinquenti, aggiungono gli ejidatari della Sexta.

La nostra organizzazione non permetterà che le autorità ejidali filogovernative continuino a derubare il nostro villaggio insieme al malgoverno. Dal 2007 il malgoverno interviene nella vita interna della nostra comunità per imporre rappresentanti ejidali che fanno da cani da uardia per proteggere gli interessi capitalisti e non quelli del loro popolo indigeno. Segnalano che Moreno Gómez non conosce il suo popolo, perché ha vissuto fuori molto tempo, gli interessa solo riempirsi le tasche di soldi, per questo al malgoverno conviene tenere questo commissario, perché può manipolarlo a suo piacimento e per questo l’ha imposto.

Gli ejidatari informano che il 5 febbraio scorso hanno impugnato i verbali di assemblea di elezione degli organi rappresentativi ejidali, datati 18 aprile 2013, nei quali Moreno Gómez era stato imposto da rappresentanti del governo del Chiapas e dalla Procura Agraria di Ocosingo. Esistono irregolarità, come la falsificazione di firme e la mancanza di requisiti secondo la legge agraria, oltre alla mancanza dei bilanci del precedente commissario ejidale Francisco Guzmán Jiménez (alias Goyito).

Gli indigeni della Sexta concludono: Questi falsi rappresentanti sono complici del malgoverno, derubano il proprio popolo e vogliono reprimere la nostra organizzazione con la prigione e la morte. Non lo dicono in senso figurato. Molti di loro sono stati imprigionati (gli ultimi due sono usciti di prigione meno di tre mesi fa). Nell’aprile scorso, Juan Vázquez Guzmán, leader della resistenza, è stato assassinato sulla porta di casa a Bachajón; il crimine rimane impune, e le autorità giudiziarie non fingono nemmeno di indagare sul caso.

http://www.jornada.unam.mx/2014/03/06/politica/021n1pol

Denuncia dell’ejido San Sebastian Bachajón

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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 La Jornada – Giovedì 26 dicembre 2013

LIBERATO ANTONIO ESTRADA

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 25 dicembre.

bachajon6Martedì, nelle prime ore del pomeriggio, è stato liberato Antonio Estrada Estrada, aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona ed abitante dell’ejido tzeltal San Sebastián Bachajón, che era detenuto nel Centro di Reinserimento Sociale (CERSS) numero 17, a Playas de Catazjá, a nord del Chiapas.

Il giorno 19 era stato rilasciato Miguel Demeza Jiménez, anch’egli aderente alla Sesta e dello stesso ejido, Con l’uscita di Estrada, San Sebastián Bachajón non ha più prigionieri politici che, nel contesto della resistenza ai progetti turistici del governo ed al saccheggio del territorio da parte di enti federali e statali, ed a costo di dividere gli ejidatarios, erano stati catturati e condannati durante il governo di Juan Sabines Guerrero per reati che non hanno mai commesso.

Gli ejidatarios in resistenza ore prima avevano dichiarato: Il nostro cuore ribelle e degno continua a lottare per la giustizia ed il rispetto alla nostra autonomia di popolo, lottando manteniamo viva la lotta del compagno Juan Vázquez Guzmán assassinato mesi fa sulla porta di casa, si presume per la sua partecipazione alla difesa del territorio di San Sebastián Bachajón. Il crimine è ancora impunito.

L’esproprio che denunciano gli ejidatarios risale al 2 febbraio 2011, quando il malgoverno ha costruito un botteghino di ingresso gestito dalla Commissione Nazionale per le Aree Naturali Protette.

Dopo la scarcerazione di Estrada, l’unico aderente della Sesta ancora in carcere è Alejandro Díaz Santiz, solidale della Voz del Amate, recluso nel CERSS numeroro 5 a San Cristobal de las Casas.http://www.jornada.unam.mx/2013/12/26/politica/010n3pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Venerdì 29 novembre 2013

Il Tribunale federale decide a favore degli ejidatarios di San Sebastián Bachajón

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 28 novembre.

asamblea-otraIl tribunale federale di Tuxtla Gutiérrez ha accolto il ricorso presentato dagli ejidatarios di San Sebastián Bachajón contro l’occupazione di una parte del territorio ejidale da parte dei governi federale e statale del febbraio 2011, allo scopo di “imporre un progetto turistico di livello mondiale”, dichiarano gli indigeni coinvolti.

Nella sentenza pubblicata lunedì 25 novembre, il tribunale federale “ha revocato ritenendola illegale la sentenza de 22 luglio 2013 emessa dal giudice settimo di distretto di Tuxtla Gutiérrez, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai contadini tzeltales, aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, in difesa delle loro terre”, ha comunicato Ricardo Lagunes Gasca, rappresentante legale degli indigeni.

Nell’udienza del 14 novembre, per decidere sul ricorso 274/2013, il terzo tribunale collegiale del ventesimo circuito della capitale chiapaneca “ha dato ragione agli indigeni dell’ejido San Sebastián Bachajón, situato nella zona nord dell’entità, che difendono le proprie terre dall’esproprio dei governi statale e federale, perpetrato dal 2 febbraio 2011 con la finalità di controllare il loro territorio per imporre un progetto turistico”. Le terre di cui gli ejidatarios reclamano la restituzione, danno accesso anche alle cascate di Agua Azul visitate ogni anno da centinaia di migliaia di turisti.

La difesa spiega: “Il tribunale ha ritenuto che il giudice settimo di distretto, omettendo di notificare all’assemblea generale degli ejidatarios di San Sebastián Bachajón la richiesta di appello interposta in forma sostitutiva da ejidatarios aderenti alla Sesta, ha infranto le leggi del procedimento e lasciato senza difesa l’ejido querelante”. Inoltre, il tribunale federale “ha dichiarato senza valore giuridico il documento esibito dal commissario ejidale filogovernativo di San Sebastián, Alejandro Moreno Gómez, sottoscritto da lui e da altri rappresentanti dell’ejido, col quale intendevano desistere dal processo di appello senza l’autorizzazione e la conoscenza dell’assemblea generale”.

È la seconda volta che un tribunale federale dichiara illegale la sentenza emessa dal giudice settimo di distretto che “fin dall’ammissione del ricorso, il 4 marzo 2011, si è comportato senza osservare i principi di imparzialità, indipendenza ed obiettività, favorendo in ogni momento l’esproprio attraverso decisioni arbitrarie e soggettive”, sostiene Lagunes Gasca.

“È deplorevole – aggiunge – che dopo due anni dal ricorso, non esista ancora una sentenza che protegga il territorio dal popolo tzeltal di San Sebastián, cosa che favorisce l’impunità, la violenza e l’abuso contro i popoli originari da parte di funzionari statali e agenti privati”.

Di fronte alla “evidente inefficacia” della legge nel proteggere il territorio tzeltal, il 26 maggio di quest’anno, il caso era stato presentato formalmente alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) con sede a Washington. Inoltre, la difesa degli ejidatarios “aveva chiesto l’adozione di misure cautelari nell’ambito della petizione, per garantire l’integrità territoriale del popolo indigeno e l’integrità personale dei suoi difensori, esposta a maggiore rischio e vulnerabilità con l’assassinio impune del leader comunitario Juan Vázquez Guzmán il 24 di aprile” sulla porta di casa.

Il 19 giugno, la CIDH aveva comunicò agli ejidatarios aderenti alla Sesta che aveva sollecitato informazioni in merito al governo messicano, sollecito che, per quanto si sa, non avrebbe ricevuto ancora risposta.http://www.jornada.unam.mx/2013/11/29/politica/019n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Giovedì 7 novembre 2013

Sequestrato un ragazzo di 18 anni a San Sebastián Bachajón, Chiapas

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de Las Casas, Chis., 6 novembre.

bachajon2-660x330Ejidatarios di San Sebastián Bachajón, municipio di Chilón, hanno denunciato il sequestro di un giovane nella comunità Xanil, appartenete allo stesso ejido, questo martedì. Il fatto è accaduto verso le ore 13:00, quando quattro individui hanno sequestrato Herminio Estrada Gómez, di 18 anni.

“Non sappiamo dove si trovi e nemmeno se sta bene; non intendono nemmeno consegnarlo al Pubblico Ministero competente – nel caso lo stiano accusando di qualche reato – ma stanno chiedendo denaro in cambio della sua libertà”, hanno denunciato gli ejidatarios aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, che recentemente sono stati minacciati e vessati dalle autorità ejidales filogovernative.

I querelanti indicano come i sequestratori Santiago Alvaro Moreno, supplente del commissario ejidale ed abitante della comunità Xanil 2ª Sezione, Juan Álvaro Moreno e Santiago Álvaro Gómez, oltre a Manuel Jiménez Moreno della comunità di Pamalha. Hanno inoltre sequestrato la sua auto tipo Pointer, denunciano.

Queste persone sono già note per le loro azioni violente, Álvaro Moreno e Jiménez Moreno erano nel gruppo armato che cacciò i nostri compagni dal botteghino di ingresso alle cascate di Agua Azul il 2 febbraio 2011: sono violenti e sono dei veri delinquenti che non hanno rispetto per nessuno. Questi criminali hanno anche inventato false accuse contro i nostri compagni Miguel Vázquez Deara, ora libero, ed Antonio Estrada Estrada, detenuto a Playas de Catazajá, ed hanno partecipato alla sua cattura insieme ai poliziotti.

Gli ejidatarios della Sexta informano che il giorno 5 è stata presentata una denuncia contro queste quattro persone al Pubblico Ministero per gli affari indigeni di Bachajón, perché è molto grave quello che stanno facendo: senza alcun diritto privano della libertà e della sua auto il nostro compagno, ma ancora non è ci sono state azioni perché il nostro compagno è tuttora sequestrato.

Al governo dello stato chiedono che sia garantita la vita e la libertà immediata del ragazzo Estrada Gómez.

http://www.jornada.unam.mx/2013/11/07/politica/019n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Mercoledì 6 novembre 2013

Minaccia di sgombero violento della cava di sabbia dei tzeltal 

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 5 novembre. 

DSC04091Gli ejidatarios tzeltal di San Sebastián Bachajón aderenti della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona denunciano che il commissario ejidael, affiliato ai partiti e filogovernativo, Alejandro Moreno Gómez, ed il consigliere di vigilanza Samuel Díaz Guzmán, stanno organizzando lo sgombero violento, da un momento all’altro, della nostra cava di sabbia Nah Chawuk, recentemente realizzata come organizzazione ed ejidatarios a beneficio del popolo.

Sostengono che la realizzazione della cava, lo scorso 24 settembre, “è avvenuta in esercizio del nostro diritto come indigeni e ejidatarios di controllare e proteggere il nostro territorio, ed in risposta ai loschi affari che girano intorno alla cava principale che è tuttora nelle mani del malgoverno, come gli fu cosegnata a suo tempo dall’ex commissario Francisco Guzmán Jiménez (El Goyito), così come le terre espropriate il 2 febbraio 2011, sulle quali il malgoverno ha costruito un botteghini di ingresso alle cascate di Agua Azul gestiti dalla Commissione Nazionale per le Aree Naturali Protette”.

Gli indigeni dicono essere a conoscenza che le autorità ejidales filogovernative si stanno recando costantemente a Tuxtla Gutiérrez per chiedere al governo di cacciare con la forza pubblica la cava, dicendo che si tratta della cava principale che però è già in possesso del governo.

Fino a questo momento non sono riusciti a far venire la polizia a picchiare i nostri compagni e compagne che coraggiosamente e con dignità lavorano in forma collettiva a Nah Chawuk. Per questo i filogovernativi stanno cercando di radunare alcune persone dell’ejido per sgomberare la nostra cava di sabbia, come fecero il 2 febbraio del 2011, quando persone di Guzmán Jiménez, e con i finanziamenti di Leonardo Guirao Aguilar, attuale presidente municipale di Chilón, arrivarono armati a sgomberare i compagni che lavoravano al botteghino di ingresso costruito dalla nostra organizzazione a settembre del 2009.

Sostengono che non permetteranno di essere umiliati e discriminati per la loro lotta ed organizzazione. Vogliamo continuare ad essere un popolo, difendere la nostra cultura, identità, vogliamo continuare ad essere quello che siamo, come ha detto il nostro compagno scomparso Juan Vázquez Guzmán, continueremo a lottare costi quel che costi, non abbiamo paura; la nostra organizzazione non cerca lo scontro, sono il malgoverno e le autorità ejidales filogovernative che studiano come distruggere l’organizzazione per non avere ostacoli a vendere la terra e trarne profitti; sono loro i veri provocatori della violenza e vogliono che ci sia sempre divisione perché non vogliono che il popolo si unisca contro la loro corruzione ed il saccheggio del nostro territorio.

Gli ejidatarios della Sexta chiedono la liberazione immediata di due loro compagni di San Sebastián, Antonio Estrada Estrada e Miguel Demeza Jiménez, ingiustamente detenuti a Playas de Catazajá e El Amate, così come di Alejandro Díaz Sántiz, solidario de la Voz del Amate detenuto a San Cristóbal de las Casas. Salutano con gioia il loro compagno Alberto Patishtán Gómez che è riuscito ad abbattere i muri dalla prigione e si trova ora felicemente con la sua famiglia. Salutano anche la campagna internazionale di solidarietà con la loro difesa del territorio, convocata dalla Rete di Solidarietà Zapatista del Regno Unito e dal Movimiento por la Justicia del Barrio di New York.

http://www.jornada.unam.mx/2013/11/06/politica/014n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Domenica 25 agosto 2013

Ejidatarios di Chilón presentano alla Corte Suprema la rivendicazione del loro territorio

HERMANN BELLINGHAUSEN

941854_532770543456595_1873953185_nSan Cristóbal de las Casas, Chis. 24 agosto. Gli ejidatarios deiSan Sebastián Bachajón, municipio di Chilón, hanno deciso di presentare alla Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN) le loro rivendicazioni per la difesa del territorio contro le imposizioni del governo del Chiapas, appoggiate da enti federali, che hanno implicato l’esproprio di territori degli indigeni, ubbidendo a piani di sfruttamento turistico in favore del vicino ejido di Agua Azul, dove si trovano le famose cascate.

Il 20 agosto scorso, Mariano Moreno Guzmán, aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona del citato ejido tzeltal, ed il suo rappresentante legale, Ricardo Lagunes Gasca, hanno chiesto alla SCJN “che eserciti le sue funzioni per decidere sulla richiesta di revisione presentata contro la sentenza del 22 luglio emessa dal giudice settimo di distretto in Chiapas, nel caso 274/2011, nella quale si stabilisce che gli atti di esproprio del 2 febbraio 2011 da parte delle autorità dello stato e federali non colpiscono i diritti collettivi del popolo tzeltal di Bachajón”.

Il precedente yaqui

La petizione alla Suprema Corte è stata appoggiata dal commissario e dal consiglio di vigilanza autonomi degli aderenti alla Sesta di San Sebastián Bachajón, che si sono rivolti al presidente della SCJN, Juan N. Silva Meza, affinché “si prenda in considerazione la trascendenza e rilevanza sociale e giuridica del caso affinché sia accolto dalla Corte e si sviluppino precedenti importanti beneficio dalla protezione dei territori indigeni e della loro cultura”.

Citano come precedente la sentenza a favore della tribù yaqui, di Sonora, nel ricorso 631/2012, relativo al progetto Acueducto Independencia, imposto dai governi dello stato e federale per sottrarre l’acqua del fiume Yaqui ai popoli indigeni del sud di Sonora.

L’avvocato Lagunes Gasca ritiene che “l’accoglimento del caso di Bachajón da parte della SCJN aprirebbe la possibilità di definire criteri di giurisprudnza sui diritti dei popoli indigeni come la consultazione ed il consenso libero, previo e informato”, prima dell’adozione di misure che coinvolgano il loro diritto alla terra ed al territorio, l’identità culturale, l’autonomia e la libera determinazione. Ciò, “a maggiore tutela legale delle comunità indigene del paese che sono o possono essere colpite da progetti governativi e privati all’interno dei loro territori”. http://www.jornada.unam.mx/texto/010n1pol.htm

Traduzione “Maribel” – Bergamo

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Negato l’appello agli ejidatarios che reclamano le terre di Bachajón

La Jornada – Venerdì 2 agosto 2013

Hermann Bellinghausen 

may20090952Un giudice federale di Tuxtla Gutiérrez, Chiapas, ha negato il ricorso in appello degli ejidatarios tzeltal di San Sebastián Bachajón che reclamano la restituzione delle terre occupate dal governo due anni fa, contro la volontà dei proprietari e abitanti dell’ejido.

Questo giovedì, Mariano Moreno Guzmán, aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e rappresentante della comunità, aveva presentanto una richiesta di revisione contro la sentenza del 22 luglio, emessa dal giudice José del Carmen Constantino Avendaño, che aveva determinato l’archiviazione dell’appello 274/2011, ritenendo che gli espropri eseguiti dalle diverse autorità statali e federali il 2 febbraio 2011 erano stati autorizzati dall’assemblea generale degli ejidatarios, e pertanto non costituiscono ragione di querela da parte dell’ejido.

Secondo l’avvocato degli ejidatarios, Ricardo Lagunes Gasca, la richiesta di revisione dovrà essere inviata nelle prossime settimane al Terzo Tribunale Collegiale di Tuxtla Gutiérrez, per il suo studio e risoluzione.

Si tratta della seconda sentenza emessa da questo giudice a danno del villaggio tzeltal di San Sebastián, dettata praticamente negli stessi termini della precedente, lo scorso 30 gennaio, revocata successivamente dal Terzo Tribunale Collegiale. (….)

Nonostante la notoria mancanza di imparzialità e indipendenza del giudice, gli ejidatarios avvertono che useranno ogni risorsa legale per proteggere il loro territorio.

L’avvocato degli indigeni sottolinea la contraddizione tra quanto espresso dal presidente della Suprema Corte di Giustizia della Nazione, Juan N. Silva Culli, sull’importanza dei diritti umani a partire dalla riforma costituzionale e gli impegni assunti con organismi internazionali, “e la pratica dei giudici federali nei luoghi più lontani e poveri, che si conformano agli interessi dei gruppi di potere politico ed economico, eludendo il diritto dei popoli alla protezione del loro territorio.

http://www.jornada.unam.mx/2013/08/02/politica/016n1pol

 

Comitato Chiapas “Maribel” Bergamo

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Indigeni tzeltal bloccano la strada Ocosingo-Palenque

La Jornada – Mercoledì 3 luglio 2013

bachajonHermann Bellinghausen. Inviato. San Sebastián Bachajón, Chis., 2 luglio. Centinaia di uomini e donne – vestite secondo l’usanza tzeltal, con fiori ricamati sulla blusa e nastri colorati sulle gonne – sotto il sole e sotto la pioggia bloccano con tre grandi striscioni la strada Ocosingo-Palenque, a pochi metri dalla deviazione per le cascate di Agua Azul. Anche di persona bloccano la strada e danno informazioni; e se non bastasse, hanno posto rami e bastoni sull’asfalto.

La protesta che causa lunghe code di veicoli fermi, è sintetizzata nel più semplice degli striscioni: “Il malgoverno è responsabile della morte del compaJuan Vázquez Guzmán. No all’esproprio delle nostre terre. Libertà immediata dei nostri prigionieri Antonio Estrada Estrada e Miguel Demeza Jiménez. Libertà immediata per Alberto Patishtán e gli altri prigionieri politici in Chiapas”. Siglano con Evviva ai popoli in resistenza ed i caracoles zapatisti.

“Lasciamo passare i malati e le emergenze”, spiega uno degli ejidatariosincaricati della mobilitazione – nel proprio territorio ejidal – degli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona. Ogni due ore fanno passare auto bus. Ad intervalli gli indigeni leggono al megafono il loro manifesto nel quale chiedono giustizia per l’omicidio del loro leader, rispetto per la loro integrità territoriale e libertà per i compagni in prigione.

Non è l’unico blocco stradale del giorno. Da Tuxtla Gutiérrez a San Cristóbal de las Casas, Ocosingo e Palenque, elementi della Alianza Mexicana de Organizaciones de Transportistas (AMOTAC) bloccano le strade del Chiapas con grossi camion messi di traverso. Ma solo il blocco stradale degli ejidatarios tzeltal è un meeting politico in situ: queste stesse sono le terre che stanno difendendo.

Approfittando della coda di veicoli che aspettano di passare, bambine e donne dei paraggi vendono frutta, cibi fritti e bibite. Aire fresco, aire fresco [Aria fresca, aria fresca, – n.d.t.] offre una ragazzina, e visto il caldo di mezzogiorno non sembra una brutta idea. Ma la realtà è che i tzeltal non pronunciano la lettera erre, e la bambina vuole dire: Hay refresco, hay refresco [Bibite, bibite – n.d.t.] ed il secchio che porta lo conferma.

Su un volantino con il volto del dirigente assassinato in aprile, da un lato in castigliano e l’altri in inglese imperfetto, gli ejidatarios insistono nella liberazione di Antonio e Miguel, sequestrati in prigione, ed informano la gente (ci sono turisti di diverse nazionalità, e popolazione locale) che dal febbraio del 2011 il governo si è impadronito illegalmente delle loro terre comunali per imporre i suoi progetti capitalisti.

Lo stesso giorno, il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba) si è unito alla richiesta di giustizia per Juan Vázquez Guzmán ed alla lotta di Bachajón, con questa dichiarazione: Juan, insieme a migliaia diejidatarios di San Sebastián Bachajón aderenti alla Sesta Dichiarazione, si è distinto per la lotta in difesa del territorio nonostante le rappresaglie del governo.

Il Frayba rileva che il suo omicidio ha reciso un ramo del grande albero della lotta cosciente e degna del popolo chol e tzeltal della regione; tuttavia, questo ramo ha lasciato orme e percorsi, ha spianato il processo e rinasce in altre ed altri compagni che si uniscono alla difesa del loro popolo nella costruzione dell’autonomia e della libera determinazione.

L’organizzazione civile esorta il governo del Messico ad adottare immediatamente ed urgentemente le misure necessarie per garantire il diritto alla vita, all’integrità ed alla sicurezza personale, ai membri dell’ejido di San Sebastián Bachajón aderenti alla Sesta Dichiarazione, così come ai difensori dei diritti umani che svolgono il loro lavoro a beneficio del territorio e della vita.http://www.jornada.unam.mx/2013/07/03/politica/019n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Lunedì 1° luglio 2013

Settimana mondiale in memoria dello zapatista assassinato a Bachajón

047a5a6141ce100fb5b24e0995e6d5f5_XLHermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 30 giugno. In solidarietà con la lotta degli ejidatarios di San Sebastián Bachajón, comincia oggi, e fino a martedì prossimo, una settimana mondiale in memoria del rappresentante indigeno Juan Vázquez Guzmán, assassinato in aprile, e perché la lotta di Bachajón prosegue.

Nella capitale della Nuova Zelanda, il Wellington Zapatista Group ha realizzato una veglia con candele e fiori di fronte alla missione diplomatica del Messico e consegnato all’ambasciatrice Rosaura Leonora Rueda Gutiérrez una petizione al governo di Enrique Peña Nieto: affinché gli assassini di Guzmán compaiano davanti alla giustizia e si ponga fine agli abusi flagranti dei diritti delle comunità tzeltal di San Sebastián Bachajón, aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona.

Collettivi di Parigi e Tolosa, Francia, hanno annunciato il loro sostegno alla lotta dell’ejido contro il progetto turistico di Agua Azul sul loro territorio e l’esproprio delle loro proprietà. Denunciano la violenza dispiegata dai gruppi paramilitari collusi con le autorità.

Rispetto a Juan, riconoscono che ha dedicato la vita alla difesa del suo territorio e che il suo è chiaramente un omicidio politico sotto il comando del malgoverno. Sostengono che il crimine non fermerà la resistenza e la determinazione di fronte all’attacco del governo, burattino delle multinazionali.

Venerdì, gli indigeni aderenti alla Sesta hanno ringraziato in particolare il Movimento del Barrio di New York, promotore di questa settimana di protesta. Simultaneamente si sono svolti eventi di solidarietà in Colombia, Inghilterra (Dorset e Londra), Germania (Berlino) e Stati Uniti, e in diverse parti del Messico (Puebla, Veracruz, Michoacán e Distrito Federal).

Gli attivisti neozelandesi nella loro lettera dicono al governo messicano: “Abbiamo seguito con preoccupazione le risposte dei governi federale, statale e municipale (di Chilón) alla resistenza civile degli ejidatario di San Sebastián in difesa delle proprie terre.

Dal 2007 subiscono violenze e repressione da parte del Partito Rivoluzionario Istituzionale e organizzazioni paramilitari. La loro resistenza all’esproprio di terre tradizionalmente tzeltal per progetti transnazionali, in particolare nel sito delle cascate di Agua Azul, li ha collocati sulla linea di fuoco di chi vuole le loro terre con fini di lucro.

I tentativi combinati di dissolvere la comunità e la sua resistenza sono iniziati nel 2009, con la detenzione di otto ejidatarios e l’aggressione contro il loro avvocato in un posto di blocco paramilitare. Due anni più tardi, 117 ejidatarios sono stati catturati dalla polizia per un tentativo di sgombero del botteghino di ingresso alle cascate di Agua Azul, e una decina di loro sono rimasti in carcere senza alcun fondamento”.

La lettera continua: Repressione e violenza sono state accompagnate da abusi legali e giudiziali, condanne della Corte, negazione dei diritti ed arresti e sgomberi per tutto il 2011, favorendo la presa di controllo delle terre, di proprietà collettiva, da parte delle autorità.

I continui assalti all’autonomia di Bachajón sono culminati la notte del 24 aprile 2013 con l’omicidio di Vázquez Guzmán sulla porta di casa. Il segretario generale dei tre centri abitati dell’ejido è stato crivellato con sei colpi d’arma da fuoco, e nessuno è stato accusato.

I solidali neozelandesi chiedono la tutela delle terre di proprietà collettiva degli indigeni, così come l’indagine esaustiva sulla morte di Vázquez Guzmán e la liberazione di Antonio Estrada Estrada, in carcere a Playas de Catazajá, e Miguel Demeza Jiménez, recluso a El Amate, anch’essi aderenti alla Sestadell’ejido. http://www.jornada.unam.mx/2013/07/01/politica/019n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Lunedì 24 giugno 2013

Si chiede giustizia per il leader assassinato a Bachajón

Hermann Bellinghausen

Bachajon y Juan Italiano GrandeGli ejidatarios tzeltal aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona di San Sebastián Bachajón, municipio di Chilón, Chiapas, chiedono giustizia e non impunità per l’assassinio del loro leader Juan Vázquez Guzmán, avvenuto il 24 aprile sulla porta di casa; omicidio legato direttamente col suo ruolo nell’opposizione al progetto di “megaturismo” alle cascate di Agua Azul e nella difesa della porzione di territorio di San Sebastián occupata dalla forza pubblica con interventi  illegali e la complicità delle autorità dell’ejido.

Chiedono inoltre la liberazione di tre loro compagni (Antonio Estrada, Miguel Vásquez e Miguel Demeza) in carcere con accuse ridicole che mettono a nudo lo stato della giustizia chiapaneca, in particolare dei pubblici ministeri e dei governi municipali (in questo caso, che non è l’unico, quelli di Chilón ed Ocosingo).

La Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) ha recentemente notificato agli ejidatarios che, a fronte della loro richiesta di misure cautelative inviata il 26 maggio, ha inviato al governo messicano una richiesta di informazioni sull’esproprio dell’ejido, sulle aggressioni e le minacce.

Il prossimo martedì è prevista l’udienza del ricorso 274/2011 davanti al giudice di Tuxtla Gutiérrez per decidere per la seconda volta sull’esproprio delle terre del villaggio di Bachajón, dopo che la prima sentenza è stata dichiarata illegale dal Terzo Tribunale Collegiale, con revisione 118/2013.

Questo lunedì a Cumbre Nah Choj, sede degli aderenti alla Sesta di San Sebastián, si svolgerà una cerimonia in omaggio a Vázquez Guzmán a due mesi dal suo assassinio politico. Il 25 giugno avrebbe compiuto 33 anni. Quel giorno comincerà la campagna mondiale Juan Vázquez Guzmán Vive, La Lotta di Bachajón Prosegue, convocata dal Movimento per la Giustizia del Barrio di New York e da gruppi solidali del Regno Unito, Calcutta (India), Alisal (California) e Messico, a cui si sono unite altre organizzazioni come il Movimento per la Pace con Giustizia e Dignità.

Sono previste attività solidali in Sudafrica, Filippine, Perù, Australia, Italia, Uruguay, Porto Rico, Canada, Brasile, Ecuador, Austria, Nuova Zelanda, Inghilterra, Scozia, Colombia e Germania.

Dal Perù, Hugo Blanco, direttore della rivista Lucha Indígena, ha dichiarato: Fino ad oggi non c’è stato alcun progresso nelle indagini che permetta di trovare gli autori materiali del crimine; al contrario, vessazioni e persecuzioni sono una costante. Ad alcuni giorni dall’omicidio di Vázquez Guzmán, Jorge Luis Llaven Abarca, segretario di Sicurezza e Protezione Cittadina del Chiapas, ha annunciato i corsi di formazione che il Ministero della Difesa di Israele terrà alla polizia locale.

I tre livelli di governo, assicura, avevano interesse a fermare il lavoro del compagno. C’è un’indagine preliminare in corso ma nessun arresto. L’autore materiale è fuggito. Sono state persone che conoscono il luogo, che avevano una via di fuga ben definita e molto probabilmente la protezione dell’alto.http://www.jornada.unam.mx/2013/06/24/politica/018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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 Settimana di mobilitazioni Juan Vázquez Guzmán Vive, La Lucha di Bachajón Sigue!Settimana di mobilitazioni Juan Vázquez Guzmán Vive, La Lucha di Bachajón Sigue!Da martedí 25 giugno a martedí 2 luglio 

Alle nostre sorelle e fratelli dell’ “ejido San Sebastian Bachajon”
Alle nostre sorelle e fratelli Zapatisti
Ai nostri compagni e compagne della Sexta
Ai comitati della “Palabra Verdadera” di tutto il mondo
Agli aderenti alla Campagna Internazionale in Difesa del Barrio e ai nostri alleati in tutto il mondoAlla società civile in Messico e nel mondo

Il Movimento per la Giustizia del Barrio, Gruppo di Solidarietà con il Chiapas di Dorset, il comitato della Palabra Verdadera di Calcutta, India, e il comitato della Palabra Verdadera di Alisal propongono una “Settimana di Azioni in tutto il mondo: Juan Vázquez Guzmán Vive, La Lucha di Bachajón Sigue!” da martedì 25 giugno (giorno della nascita di Juan Vázquez Guzmán) a martedì 2 luglio.

Inviamo a tutti saluti e abbracci di solidarietà da New York, Dorset, Calcutta e Alisal. Vogliamo condividere con voi la nostra umile proposta e speriamo che abbiate voglia di unirvi a noi con solidarietà dai vostri luoghi e nelle vostre modalità per realizzare questa “Settimana di Azioni in tutto il mondo: Juan Vázquez Guzmán Vive, La Lucha di Bachajón Sigue!”

Questa iniziativa è supportata dagli/dalle contadine di San Sebastián Bachajón, aderenti alla Sexta.

Compagne e Compagni:

In questi tempi, in cui la stessa sopravvivenza della Madre Terra è minacciata dall’avidità e dai profitti che abbattono le montagne, sradicano le selve e i boschi, comprimono i fiumi e avvelenano le acque, creando deserti di disperazione, vogliamo condividere con voi il dolore e l’indignazione che stiamo sentendo per il brutale assassinio del nostro caro compagno, Juan Vázquez Guzmán de San Sebastián Bachajón, del 24 aprile 2013

Vogliamo giustizia! I suoi assassini non possono rimanere impuniti! Basta impunità!

Juan Vázquez Guzmán era Segretario Generale degli aderenti alla Sesta dichiarazione della Selva Lacandona dell’ejido di San Sebastián Bachajón, e un esempio per tutti/e con la sua lotta contro la repressione brutale e il saccheggio della terra e del territorio dei contadini di queste comunità.

In risposta alla tragica morte del nostro caro compagno Juan Vázquez Guzmán, invitiamo i vari gruppi di tutto il mondo a mantenere viva la sua memoria. Chi conosceva Juan conosceva un grande attivista sociale le cui parole avevano la forza e la cui visione e il cuore erano liberi dalla paura nella lotta in difesa del suo popolo e della terra. Il suo sorriso, il suo contagioso senso dell’umorismo, il suo amore per il suo paese e il suo impegno per la creazione di un altro mondo rimarrà nei cuori di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.

La dedizione e la passione di Juan sono ancora con noi, e vi invitiamo ad unirvi a noi per ricordare la sua vita e continuare la sua lotta.

Le comunità indigene di San Sebastian Bachajon vengono attaccate dalle forze del capitalismo e dalle imprese multinazionali che non cesseranno di attaccare qualsiasi parte del mondo fino a quando non avranno distrutto tutto. A San Sebastian Bachajon la loro avida ambizione è quella di prendersi le bellissime cascate di Agua Azul, con il fine di convertirle in una destinazione turistica privata di lusso. Gli “ejidatarios” che hanno ereditato queste terre dai loro antenati e che ne hanno cura come tesoro dell’umanità, sono un ostacolo per i piani e le garanzie di queste imprese. Questo ha reso gli “ejitadarios”, i contadini del posto, vittime di minacce, aggressioni, arresti arbitrari, scomparse forzate, reclusioni, tortura, e attacchi da parte delle forze del governo e dei paramilitari. Juan Vázquez Guzmán era un leader del suo villaggio nella lotta per la difesa della terra e del territorio, della sua storia, dei costumi e delle tradizioni, dei suoi mezzi di sussistenza, i suoi fiumi, la selva e la vita selvatica, tutto ciò che rende bello la vita sulla terra.

Compagne e Compagni,

Il mal governo ed i suoi alleati in affari con le multinazionali desiderano distruggere i popoli indigeni e tutti quelli che lottano in basso e a sinistra, perché è solo la resistenza organizzata delle comunità autonome contro le guerre e le distruzioni delle nostre risorse naturali che può salvare la Madre Terra per i nostri figli e le nostre figlie. Quindi facciamo una chiamata per invitarvi ad unirvi alla degna lotta del compagno Juan Vázquez Guzmán e degli “ejidatarios” di San Sebastian Bachajon in modo che tutti i modi e le forme di vita possano avere il loro posto . A tutti coloro che si sforzano per costruire un altro mondo, migliore, un mondo di libertà, giustizia, democrazia e dignità, facciamo una chiamata per unire le nostre forze, organizzando azioni -dai diversi luoghi e con diverse forme di lotta- come manifestazioni, volantinaggi, incontri pubblici, spettacoli teatrali e qualsiasi altra attività per realizzare la:

“Settimana di Azioni Mondiale: Juan Vázquez Guzmán Vive, La Lucha de Bachajón Sigue!”

Da martedì 25 giugno (giorno di nascita di Juan Vázquez Guzmán) a martedì 2 luglio di quest’anno. Chiediamo a tutti e tutte di renderci partecipi il prima possibile se accettate la nostra proposta e come parteciperete. Potete contattarci al nostro indirizzo di posta: laotrany@yahoo.com

Al nostro caro compagno Juan Vázquez Guzmán, ti abbracciamo, sapendo che resterai sempre con noi. Ti saremo sempre grati per aver dato ad ognuno ed ognuna di noi tante ispirazioni nella lotta. I semi della resistenza con cui hai nutrito questi suoli indigeni continuerà a crescere e fiorire innaffiato dall’amore e dalla passione per la lotta che ci hai dato. Non sarai mai solo. Crediamo che tutti debbano sapere della tua vita degna e della resistenza degna del tuo villaggio. Esigiamo un esame approfondito del tuo omicidio, e la condanna per i responsabili. La tua voce non tacerà, ne il lavoro del tuo cuore. Juan Vázquez Guzmán, compagno, ti ricorderemo il 25 giugno, il giorno del tuo compleanno. Facciamo un appello a tutte le persone di buon cuore per celebrare la tua vita e la tua degna lotta. Juan Vázquez Guzmán, caro compagno e fratello, guardiano della terra, la lotta continua.

Terra, libertà e giustizia per gli “ejidatarios” di San Sebastián Bachajón!
Libertà e giustizia per Antonio Estrada Estrada, Miguel Vázquez Deara e Miguel Demeza Jiménez di San Sebastián Bachajón!
Basta con le aggressioni contro gli aderenti alla Sexta!
Viva gli Zapatisti!
Basta impunità!
Juan Vázquez Guzmán, Presente!

Con abbracci di amore e solidarietà

Movimiento por Justicia del Barrio
Grupo de Solidaridad con Chiapas de Dorset
Comité de la Palabra Verdadera de Calcuta, India
Comité de la Palabra Verdadera de Alisal

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Gli ejidatarios di San Sebastián Bachajón riprendono la battaglia legale in difesa del loro territorio

Hermann Bellinghausen

La Jornada – Martedì 28 maggio 2012

ssb14L’ejido chiapaneco di San Sebastián Bachajón, municipio di Chilón, questa settimana riprende la battaglia legale che sostiene da più di tre anni in difesa del suo territorio e del diritto all’autodeterminazione comunitaria. Questo lunedì, i rappresentanti della comunità tzeltal si sono recati presso il Consiglio della Magistratura Federale (CJF) e l’ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, per chiedere la devoluzione di una parte del suo territorio, della quale si sono arbitrariamente impossessate le autorità federali e del Chiapas il 2 febbraio 2011.

Abbiamo presentato un nuovo scritto al presidente del CJF, Juan Silva Meza, affinché garantisca imparzialità e indipendenza nella soluzione del ricorso presentato nel 2011, ha comunicato Ricardo Lagunes Gasca, rappresentante legale degli ejidatarios che accompagna i delegati indigeni. Il 30 gennaio scorso, il giudice settimo di Tuxtla Gutiérrez ha decretato l’archiviazione del ricorso, ritenendo che l’ejidatario autorizzato dalla comunità, Mariano Moreno Guzmán, non avesse i requisiti di Legge per essere rappresentante dell’ejido. D’altra parte, avevano chiesto che si prendesse in considerazione il carattere apocrifo del verbale di assemblea presentato a loro volta dalla Segretaria Generale di Governo chiapaneco e dal commissario ejidale al suo servizio, Francisco Guzmán Jiménez.

Verbale apocrifo

Il giudice lo ha ritenuto però valido stabilendo che l’ejido aveva dato il suo consenso per l’installazione del botteghino unico di ingresso alle cascate di Agua Azul, avallando così che il governo lo gestisse, anche se il documento non presentava le firme degli ejidatarios né la comunicazione della convocazione di assemblea.

Gli ejidatarios aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona avevano presentato appello contro la sentenza n. 118/2013, che è stato risolto il 16 maggio scorso. La decisione di un tribunale in Chiapas, pubblicata il giorno 22, revoca la sentenza del 30 gennaio considerandola illegale ed ordina di “depositare il procedimento affinché si notifichi all’assemblea generale il ricorso presentato da Moreno Guzmán, come avrebbe dovuto avvenire il 4 marzo 2011, e non due anni dopo”.

Gli indigeni, ha dichiarato il loro avvocato, hanno detto al ministro Silva Meza che si aspettano che il caso si risolva in conformità con i diritti dei popoli indigeni e le riforme del 10 giugno 2011; che garantisca che il giudice non decida sul tema solo dalla prospettiva del diritto agrario (più restrittivo e meno protettivo delle norme internazionali) e che si garantiscano i più alti standard di protezione dei diritti dei popoli rispetto a territorio, diritto alla consultazione e consenso libero, previo e informato.

Inoltre, le autorità autonome aderenti alla Sesta hanno inviato una petizione alla Commissione Interamericana de Diritti Umani a Washington, in relazione al saccheggio  del loro territorio, alla repressione e criminalizzazione della loro organizzazione da parte del governo del Chiapas.

Intanto, il Movimiento por Justicia del Barrio di New York, il Grupo de Solidaridad con Chiapas del Dorset ed i comitati La Palabra Verdadera ad Alisal e Calcuta, hanno convocato La Settimana di Azione Mondiale a favore di questa lotta, dal 25 giugno al 2 luglio. Puntualizzano che l’iniziativa, appoggiata dagli ejidatarios, è in risposta al selvaggio assassinio di Juan Vázquez Guzmán, dirigente della Sesta a San Sebastián Bachajón, il 24 aprile. Rilevano che le comunità tzeltal sono attaccate dalle forze del capitalismo e dalle imprese transnazionali presenti in ogni angolo del mondo.

Qui ambiscono alle cascate di Agua Azul per trasformarle in una destinazione turistica di lusso, sostengono. Gli ejidatarios, che hanno ereditato queste terre che preservano, sono un ostacolo, e quindi sono oggetto di minacce, aggressioni, detenzioni arbitrarie, sparizioni, arresti, tortura ed attacchi da parte di forze governative e gruppi paramilitari.

http://www.jornada.unam.mx/2013/05/28/politica/013n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Comunicato RvsR per l’assassinio di Juan Vázquez

Comunicato RvsR per l’assassinio di Juan Vázquez
Posted by pkt on April 26, 2013
Dal sito di Enlace Zapatista

IMG_202725 di Aprile 2013. La Red contra la Represión Chiapas riceve con rabbia e indignazione la notizia dell’assassinio del compagno Juan Vázquez dell’ejido di San Sebastian Bachajón.
Juan è stato vittima di un’imboscata nei pressi della sua casa il giorno 24 di aprile; raggiunto da cinque colpi di arma da fuoco che lo hanno ammazzato sul colpo. Gli autori di questo assassinio codardo ed infame sono scappati su un mezzo color rosso subito dopo l’aggressione.
Juan Vázquez ci ha accompagnato in numerose manifestazioni, eventi, fori, etc per tutti questi anni. È sempre stato in prima linea nella lotta del suo ejido per la difesa del territorio contro il mega-progetto turistico della cascate di Agua Azul e per la libertà dei e delle prigioniere politiche nell’orbita della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona.
Siamo in attesa di informazioni più dettagliate ma è evidente che si tratta di un assassinio politico legato ai molteplici interessi imprenditoriali, politici ed economici della zona.
Ci solidarizziamo con i suoi familiari e la sua comunità ed esprimiamo il più profondo dolore per questa grande perdita. Nonostante ciò non ci diamo per vinti e incanaliamo questa rabbia per far più forte la nostra lotta e mantenere sempre vivo il ricordo del nostro compagno Juaned il suo esempio di resistenza.

RED CONTRA LA REPRESIÓN CHIAPAS
Dal sito di Enlace Zapatista

25 di Aprile 2013. La Red contra la Represión Chiapas riceve con rabbia e indignazione la notizia dell’assassinio del compagno Juan Vázquez dell’ejido di San Sebastian Bachajón.
Juan è stato vittima di un’imboscata nei pressi della sua casa il giorno 24 di aprile; raggiunto da cinque colpi di arma da fuoco che lo hanno ammazzato sul colpo. Gli autori di questo assassinio codardo ed infame sono scappati su un mezzo color rosso subito dopo l’aggressione.
Juan Vázquez ci ha accompagnato in numerose manifestazioni, eventi, fori, etc per tutti questi anni. È sempre stato in prima linea nella lotta del suo ejido per la difesa del territorio contro il mega-progetto turistico della cascate di Agua Azul e per la libertà dei e delle prigioniere politiche nell’orbita della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona.
Siamo in attesa di informazioni più dettagliate ma è evidente che si tratta di un assassinio politico legato ai molteplici interessi imprenditoriali, politici ed economici della zona.
Ci solidarizziamo con i suoi familiari e la sua comunità ed esprimiamo il più profondo dolore per questa grande perdita. Nonostante ciò non ci diamo per vinti e incanaliamo questa rabbia per far più forte la nostra lotta e mantenere sempre vivo il ricordo del nostro compagno Juaned il suo esempio di resistenza.

RED CONTRA LA REPRESIÓN CHIAPASComunicato RvsR per l’assassinio di Juan Vázquez
Posted by pkt on April 26, 2013
Dal sito di Enlace Zapatista

25 di Aprile 2013. La Red contra la Represión Chiapas riceve con rabbia e indignazione la notizia dell’assassinio del compagno Juan Vázquez dell’ejido di San Sebastian Bachajón.
Juan è stato vittima di un’imboscata nei pressi della sua casa il giorno 24 di aprile; raggiunto da cinque colpi di arma da fuoco che lo hanno ammazzato sul colpo. Gli autori di questo assassinio codardo ed infame sono scappati su un mezzo color rosso subito dopo l’aggressione.
Juan Vázquez ci ha accompagnato in numerose manifestazioni, eventi, fori, etc per tutti questi anni. È sempre stato in prima linea nella lotta del suo ejido per la difesa del territorio contro il mega-progetto turistico della cascate di Agua Azul e per la libertà dei e delle prigioniere politiche nell’orbita della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona.
Siamo in attesa di informazioni più dettagliate ma è evidente che si tratta di un assassinio politico legato ai molteplici interessi imprenditoriali, politici ed economici della zona.
Ci solidarizziamo con i suoi familiari e la sua comunità ed esprimiamo il più profondo dolore per questa grande perdita. Nonostante ciò non ci diamo per vinti e incanaliamo questa rabbia per far più forte la nostra lotta e mantenere sempre vivo il ricordo del nostro compagno Juaned il suo esempio di resistenza.

RED CONTRA LA REPRESIÓN CHIAPASComunicato RvsR per l’assassinio di Juan Vázquez
Posted by pkt on April 26, 2013
Dal sito di Enlace Zapatista

25 di Aprile 2013. La Red contra la Represión Chiapas riceve con rabbia e indignazione la notizia dell’assassinio del compagno Juan Vázquez dell’ejido di San Sebastian Bachajón.
Juan è stato vittima di un’imboscata nei pressi della sua casa il giorno 24 di aprile; raggiunto da cinque colpi di arma da fuoco che lo hanno ammazzato sul colpo. Gli autori di questo assassinio codardo ed infame sono scappati su un mezzo color rosso subito dopo l’aggressione.
Juan Vázquez ci ha accompagnato in numerose manifestazioni, eventi, fori, etc per tutti questi anni. È sempre stato in prima linea nella lotta del suo ejido per la difesa del territorio contro il mega-progetto turistico della cascate di Agua Azul e per la libertà dei e delle prigioniere politiche nell’orbita della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona.
Siamo in attesa di informazioni più dettagliate ma è evidente che si tratta di un assassinio politico legato ai molteplici interessi imprenditoriali, politici ed economici della zona.
Ci solidarizziamo con i suoi familiari e la sua comunità ed esprimiamo il più profondo dolore per questa grande perdita. Nonostante ciò non ci diamo per vinti e incanaliamo questa rabbia per far più forte la nostra lotta e mantenere sempre vivo il ricordo del nostro compagno Juaned il suo esempio di resistenza.

RED CONTRA LA REPRESIÓN CHIAPAS

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Valanga di manifestazioni di appoggio dopo l’assassinio di Juan Vázquez Guzmán

La Jornada – Giovedì 2 maggio 2013

034juanHermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de Las Casas, Chis. 1º maggio. In Chiapas seguono a cascata i pronunciamenti di organizzazioni e comunità per la morte di Juan Vázquez Guzmán, dirigente della Sesta dell’ejido San Sebastián Bachajón, e per ripudiare la violenza e le minacce contro le basi di appoggio zapatiste a San Marcos Avilés, e l’urgente domanda di libertà di Alberto Patishtán Gómez, che doveva già essere risolta martedì 30 aprile.

L’ejido di Tila, nella zona chol a nord dello stato, segnala come il vero responsabile della morte del dirigente tzeltal il governo dello stato, insieme alla Segreteria Generale di Governo, perché da anni sta cercando di distruggere l’organizzazione degli aderenti alla Sesta di San Sebastián e la loro difesa della terra e del territorio delle cascate di Agua Azul. I contadini di Tila affermano: “Loro chiamano leader corrotti e malviventi per offrire programmi e soldi condizionati a provocare scontri contro chi è organizzato e si oppone al loro progetto di morte.” Ricordano che nel dicembre del 2011 volevano mettere in prigione Juan ma non ci riuscirono, per questo ora l’hanno fatto ammazzare.

Questo vigliacco omicidio è perché il governo ci vuole intimorire e distruggerci per mezzo delle sue mafie. Non vuol vedere crescere la nostra lotta, ma noi lottiamo per i nostri figli, come hanno fatto i nostri genitori e nonni, ed andremo avanti nonostante tutto”.

Il Consiglio Regionale Autonomo della Zona Costa ha chiesto al Tribunale Superiore di Giustizia dello Stato l’immediata liberazione del professor Patisthán Gómez, accusato di reati che non ha commesso, com’è stato pienamente dimostrato, perché sappiamo che il 30 aprile era il termine ultimo del tribunale per dettare la sentenza.

Il consiglio condanna l’assassinio di Vázquez Guzmán a Bachajón e chiede la punizione dei responsabili materiali e intellettuali. In particolare, l’organizzazione della costa, da Tonalá, Pijijiapan, Mapastepec e Jiquipilas dichiara: Condanniamo le aggressioni e gli attacchi dei malgoverni contro i nostri fratelli e sorelle zapatiste di San Marcos Avilés, ed esigiamo la sospensione degli attacchi.

Le ejidatarios di Tila aderenti alla Sesta, che non hanno mai smesso di mobilitarsi per la restituzione delle loro terre, usurpate per abuso storico del governo chiapaneco con la complicità permanente dei tribunali federali e delle successive legislature statali, si sono detti tristi e addolorati per la morte di Juan, perché col cuore in mano ha difeso il territorio ed imparato a lottare appoggiando i suoi compagni. Vázquez è caduto nella difesa della terra e del territorio, dichiarano, e si identificano con gli ejidatarios aderenti alla Sesta di San Sebastián: Ci siamo rispecchiati nella stessa lotta come popoli tzeltal e chol, condividiamo la stessa storia con gli stessi oppressori che sono i mal governi, i latifondisti ed i grandi impresari che condividono l’ambizione di essere padroni delle nostre terre e della nostra gente.

Da parte sua, la decina di organizzazioni della Red por la Paz Chiapas ha sottolineato che dal 2007 il leader ucciso partecipava alla difesa del suo ejido, situazione per la quale aveva in corso una causa, e riferiscono che lo scorso 17 aprile, gli ejidatarios di San Sebastián hanno reso pubbliche nuove minacce da parte di autorità dell’attuale governo del Chiapas.

Infine, la Red contra la Represión denuncia “gli interessi delle grandi compagnie alberghiere e di turismo ‘ecologico’ per saccheggiare la zona e spogliare del loro territorio agli abitanti originari”, perché esistono impegni tra questi capi del capitalismo, chiamati pomposamente impresari, ed i governi federale e locali. Le istanze governative faranno il possibile per mantenere impunito il crimine contro Juan Vázquez. Sappiamo che il governatore Manuel Velasco Coello preferirebbe che gli indigeni lo portino in spalla per le strade, come successo a metà di aprile ad Oxchuc. http://www.jornada.unam.mx/2013/05/02/politica/027n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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In Chiapas si scatena la violenza antizapatista

Hermann Bellinghausen

29 aprile 2013 

IMG_2034San Cristóbal de las Casas, Chiapas. Soffiano venti allarmanti di violenza politica antizapatista nella regione tzeltal di Chilón, dove il governo ufficiale, come quello dello stato, appartiene al Partito Verde Ecologista (PVEM), nel caso questo significhi qualcosa. Nell’ejido di San Marcos Avilés, individui identificati come appartenenti ai diversi partiti politici (che da queste parti finiscono sempre di puzzare di PRI), hanno scatenato le ostilità, in atto comunque da oltre due anni, contro le famiglie zapatiste della comunità. Il tutto con minacce reiterate di morte e violenza, furti, avvelenamento dell’acqua e degli animali domestici, minacce con armi da fuoco, distruzione di appezzamenti ed il rischio di essere sgomberati violentemente, come già successo nel 2010.

E così, senza motivo apparente, il noto dirigente degli aderenti della Sestanell’ejido di San Sebastián Bachajón, a Chilón, Juan Vázquez Guzmán, viene assassinato con cinque precisi colpi di pistola sulla porta di casa da sconosciuti fuggiti a bordo di un veicolo di colore rosso e poi persi per le strade dell’impunità chiapaneca. Questo, la notte di mercoledì 24, alle ore 23:00.

Nell’ejido di Jotolá, vicino a San Sebastián Bachajón, le famiglie aderenti allaSesta sono minacciate di essere presto spogliate delle loro terre dal gruppo filogovernativo, con precedenti penali, della stessa comunità.

Il segnale di allarme che girava da varie settimane, è risuonato forte sabato 20 aprile quando la Giunta di Buon Governo dell’EZLN, nel caracol di Oventik, ha emesso un comunicato che dettagliava una ventina di aggressioni, alcune gravi, a San Marcos Avilés, in questo anno e nei due precedenti. Quello stesso giorno è arrivata a San Marcos una missione civile della Red por la Paz en Chiapas, composta da 10 centri per i diritti umani ed organismi indipendenti, per realizzare un’osservazione diretta di carattere umanitario.

Quella notte, i gruppi filogovernativi del PRI, PVEM e PRD minacciavano di espellere gli osservatori e sequestrare i loro veicoli, “perché scorrerà il sangue”. Ciò nonostante, domenica 21 aprile la Carovana Civile di Osservazione ha compiuto la sua missione e giovedì 25 ha diffuso un rapporto che conferma, con vivide testimonianze delle donne zapatiste dell’ejido, quanto denunciato dalla JBG.

Appena alcune ore prima avevano assassinato Juan Vázquez, fermo difensore del territorio del suo popolo contro il giogo governativo a favore dello sfruttamento turistico delle cascate di Agua Azul, nel municipio di Tumbalá, attigue a San Sebastián Bachajón.

Le nuove denunce di San Marcos Avilés hanno un denominatore comune con tutte le precedenti: si tratta degli stessi autori materiali. Dietro ad ogni aggressione ci sono i loro nomi. Che si sappia, nessuno è stato indagato. Piuttosto il contrario, lavorano fianco a fianco con la giunta comunale di Chilón e da vari anni con il sostegno diretto del governo statale, con una persistenza ormai ultrasessennale.

La JBG di Oventic “accusa direttamente” Lorenzo Ruiz Gómez ed Ernesto López Núñez, ed i figli del primo, Sócrates e Ismael Ruiz Núñez. TAnche i priisti Cruz Hernández, Santiago Cruz Díaz, Vicente Ruiz López, Manuel Vázquez Gómez e José Hernández Méndez, oltre ai “verdi” Rubén Martínez Vásquez, Manuel Díaz Ruiz, Victor Núñez Martínez, Victor Díaz Sánchez ed altre 30 persone. Questi aggressori “non lasciano vivere in pace” le basi zapatiste che sono già state sfollate nel 2010.

La JBG ricorda che ha denunciato “gli atti vergognosi di queste persone legate ai partiti” che provocano problemi tra indigeni della stessa comunità, organizzati dai governatori Juan Sabines Guerrero e Manuel Velasco Coello”. E sottolinea: “La risposta alle nostre denunce sono state volgarità, scherno e nuove minacce”.

Il comunicato descrive più di 20 aggressioni contro le famiglie zapatiste dal luglio 2011 fino al passato 18 aprile, quando ad uno zapatista è stata sottratta una proprietà dal sindaco di Chilón che il 17 aprile “ha mandato una ruspa per abbattere un casale di 32,25 metri quadri di proprietà di Javier Ruiz Cruz, che ha lavorato protetta da 120 persone dei differenti partiti”. “Il nostro compagno non ha potuto fare niente per difendere la sua proprietà”. Il 29 gennaio scorso, Ruiz Cruz aveva informato la JBG che il terreno, sulle rive di una laguna, “era circondato dagli aggressori”, che “vociferavano della costruzione di un accampamento militare”.

Dal 2011 minacce e vessazioni non sono mai cessate, “guidate” abitualmente dall’agente di polizia municipale e militante del PVEM, Lorenzo Ruíz Gómez. La JBG racconta di diverse aggressioni contro le famiglie autonome. Già nel marzo del 2012, il priista Ernesto López Núñez ostentava “che quelli del partito hanno un nuovo piano” per sgomberare gli zapatisti, e che ci sarebbe stata una “seconda tappa per togliere loro i diritti sulle terre”.

Il 3 marzo di quest’anno, “aggressori ed autorità del PVEM si sono riunite col principale capoccia”, il menzionato Ruiz Gómez, che avrebbe detto “che non resta altro che assassinare i figli dei nostri compagni” e poi ha chiesto ai suoi complici di “uccidere Juan Velasco Aguilar e gli altri zapatisti”; i suoi accoliti, secondo la JBG, si sono dichiarati “pronti” a farlo e di avere “armi sufficienti”.

La Red por la Paz informa

La Red por la Paz en Chiapas giorni dopo ha dichiarato: “La fonte dell’aggressione principale è l’esproprio delle terre coltivate dalle basi zapatiste da parte di membri dei partiti PRI, PVEM e PRD”. La relazione privilegia le testimonianze delle donne dell’EZLN di San Marcos Avilés, che si dichiarano costantemente minacciate dai partidistas: “Dicono che se usciamo da sole ci violentano. Due anni fa è morta di crepacuore mia figlia di 10 anni, perché continuavano a dirle che l’avrebbero violentata”, ha dichiarato una donna. Bambini e bambine “chiedono costantemente perché non possono uscire a giocare, e sentono la preoccupazione dei genitori”. Le conseguenze psicologiche “sono forti”, sostiene la relazione. Secondo un’altra testimonianza, “non dormiamo più per il rischio di subire violenza”. La discriminazione e l’esclusione contro gli zapatisti “è marcata”, e le provocazioni “costanti”.

Sono state documentate molte minacce di morte. “Per esempio, il 27 marzo le autorità ejidali e municipali si sono riunite in un luogo privato per condividere informazioni su un uomo zapatista e decidere se ammazzarlo. Hanno concordato una volta ucciso, avrebbero fatto lo stesso con le altre basi dell’EZLN”.

Successivamente, la missione civile ha incontrato le autorità ufficiali, ma il consigliere comunale verde Leonardo Rafael Guirao Aguilar ha pensato bene di non presentarsi. Gli osservatori hanno parlato col delegato di Governo Nabor Orozco Ferrer, col sindaco Francisco Guzmán Aguilar ed altri funzionari municipali.

Di fronte alla documentazione delle violazioni dei diritti umani, il sindaco “ha ammesso lo sfollamento e l’esproprio di terre delle basi dell’EZLN dal 2010, commentando che ‘è vero che gli zapatisti hanno comperato le terre, ma le abbiamo sequestrate perché non pagano le tasse, la luce né l’acqua’, ma ha negato l’esistenza di una situazione di violenza”. Il delegato di Governo ha ammesso “che esistono interessi politici dietro questi eventi da parte di alcune persone che starebbero provocando la conflittualità”.

La missione ha rilevato “precarietà alimentare” tra le famiglie dell’EZLN, ed il “rischio imminente” di uno sgombero forzato per azione dei coloni che si dicono affiliati al PRI, PVEM e PRD. Con la sua relazione, la Red por la Paz ha esposto con chiarezza al governo “la gravità ed urgenza della situazione” chiedendo “azioni immediate per evitare danni irreparabili alla vita e integrità personale degli indigeni appartenenti all’EZLN”.

Da agosto 2010

L’inizio della sventura della comunità zapatista di San Marcos Avilés è iniziata con la realizzazione della scuola Emiliano Zapata, parte del Sistema Autonomo Educativo Zapatista, nell’agosto del 2010. I filogovernativi hanno scatenato un’ostilità latente, e dopo poche settimane le famiglie zapatiste hanno dovuto rifugiarsi sulle montagne per 33 giorni. Quando sono tornate, hanno trovato le loro case e campi saccheggiati e distrutti.

Le minacce di espulsione e di morte hanno raggiunto livelli allarmanti a giugno del 2011, data in cui il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba) denunciava la responsabilità dello Stato per omissione in queste aggressioni, poiché le autorità non hanno agito per garantire l’integrità e la sicurezza delle basi zapatiste e l’accesso alla terra. Ciò, nonostante le denunce della giunta di buon governo (JBG) di Oventik ed i vari interventi inviati dallo stesso Frayba al governo del Chiapas.

L’organismo, presieduto dal vescovo Raúl Vera, chiede da allora la sospensione delle minacce di morte, della persecuzione e degli espropri contro le basi di appoggio dell’EZLN da parte di membri dei partiti politici dell’ejido, così come di proteggere e garantire la sua vita e la sicurezza, rispettando il loro processo autonomistico che da anni stanno costruendo, nella cornice del diritto alla libera determinazione dei popoli, sancito dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, dall’ONU e dallo Stato messicano.

Le 170 persone sfollate da San Marcos Avilés il 9 settembre 2010, sono ritornate il 12 ottobre di quell’anno. In quell’occasione, la JBG di Oventik ritenne responsabile il governo statale per qualsiasi nuova aggressione contro i suoi compagni che erano e sono perseguitati per praticare l’autonomia in maniera pacifica.

A settembre del 2010, la giunta denunciò che 30 persone dell’ejido, membri dei partiti citati, guidate da Lorenzo Ruiz Gómez e Vicente Ruiz López, aveva fatto irruzione violentemente, con bastoni, machete ed armi, nelle case degli zapatisti tentando di violentare due donne che però riuscirono a fuggire. Per non rispondere all’aggressione, le basi zapatiste si rifugiarono in montagna. Dopo 33 giorni di allontanamento forzato, senza cibo e protezione, tornarono nelle proprie case.

Il Frayba documentò allora che le abitazioni degli sfollati erano state saccheggiate di tutti i loro beni, incluso i raccolti di mais e fagioli. Le coltivazioni, piantagioni di caffè ed alberi da frutta furono distrutti, e gli animali rubati.

Da allora, il centro ha informato in varie occasioni le autorità sulla situazione in San Marcos Avilés, al fine di sollecitare il compimento del loro obbligo di garantire l’integrità e la sicurezza degli abitanti, e cercare una soluzione al conflitto. A dispetto di ciò, non c’è stata alcuna risposta dal governo.

Anche se la popolazione sfollata decise di tornare, il Frayba ha continuato a documentare minacce persistenti e quotidiane nella comunità, e sostiene che c’è un rischio di sgombero forzato. Il 6 aprile 2012 è stato installato nell’ejido un accampamento civile per la pace i cui osservatori civili sono stati minacciati, un fatto senza precedenti che descrive bene l’escalation delle aggressioni contro le basi zapatiste.

Più avanti, ad agosto dell’anno scorso, nuovamente le basi di appoggio zapatiste denunciarono la pianificazione di un nuovo sgombero contro di loro. Ipartidistas tenevano assemblee straordinarie per discutere di questi temi, e resero perfino pubblico il piano di sgombero violento. La comunità aggredita riferì che questi partidistas stavano cercando di reclutare persone nelle comunità di Pantelhó, Corralito e La Providencia per aiutarli nel realizzare lo sgombero.

Gli indigeni in resistenza e perseguitati, circa 200 persone, comprarono il terreno 13 anni fa e possiedono gli atti di proprietà. Tuttavia, come in tutto il territorio zapatista, questo non ferma i governi che continuano ad assegnare la terra ad altri in cambio dello sgombero forzato di quello che più temono quelli che stanno sopra: il buon esempio.


http://desinformemonos.org/2013/04/se-desata-violencia-antizapatista-en-chiapas

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Aggressioni in Chiapas

Gloria Muñoz Ramírez

may20090931Questa settimana, il Chiapas è stato nuovamente scenario di violenza contro indigeni e contadini che difendono la terra e praticano l’autonomia, passati in sordina sui media elettronici, affannati a diffondere immagini di violenza intollerabile – come la definiscono – del corpo insegnante di Guerrero che protesta per l’imposizione della riforma educativa, e degli studenti che occupano il rettorato della UNAM.

Entrambe le aggressioni sono state direttamente contro zapatisti e pro-zapatisti. I primi sono basi di appoggio dell’EZLN della comunità di San Marcos Avilés, municipio di Chilón, appartenenti al caracol di Oventik. I secondi sono protagonista della lotta per la difesa delle loro terre a San Sebastián Bachajón, di dove era originario il dirigente degli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, Juan Vázquez Gómez, assassinato con cinque colpi d’arma da fuoco.

Attivo nella difesa della sua comunità dal 2007, lo scorso 17 aprile Juan Vázquez aveva denunciato, insieme ad altri ejidatarios aderenti all’iniziativa zapatista, nuove minacce al suo territorio per un progetto turistico nella regione.

Il clima di violenza in Chiapas, stato in cui si è recato la settimana scorsa il presidente Enrique Peña Nieto per lanciare la sua Crociata Nazionale contro la Fame, si acuisce con minacce e persecuzione diretta contro chi difende il suo territorio. Le aggressioni non sono mai cessate, vero, ma i fatti violenti di questa settimana sono un allarme che non può essere ignorato, perché era da molto tempo che non accadeva un omicidio politico nell’entità.

Neanche le aggressioni a San Marcos Avilés sono nuove, ma proprio ora tornano le ostilità contro le famiglie di questo villaggio che dall’agosto del 2010 – quando aprirono la scuola autonoma Emiliano Zapata – sono minacciate da elementi che loro chiamano ‘quelli dei partiti’. Il tentativo di sottrarre le loro terre è il nodo del conflitto.

In un recente comunicato, la Giunta di Buon Governo con sede ad Oventik, ha dettagliato le violazioni quotidiane che subiscono negli ultimi tre anni ed ha denunciato che i tre livelli dei governi ufficiali non hanno fatto niente per fermare le ingiustizie e la violazione dei diritti umani che vengono commesse contro i nostri compagni basi di appoggio dell’ejido San Marcos Avilés. La risposta sono state volgarità, scherno ed altre minacce contro i nostri compagni.

In Chiapas c’è la minaccia latente di sgombero forzato contro gli zapatisti e di un nuovo omicidio politico.

http://desinformemonos.org

losylasdeabajo@yahoo.com.mx

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Bachajón, Chiapas: assassinato il dirigente degli ejidatarios pro-zapatisti. Juan Vázquez Gómez ucciso da cinque colpi di pistola davanti a casa sua.

La Jornada – Venerdì 26 aprile

400695_462407843835235_670149292_nHermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 25 aprile. Il dirigente degli ejidatarios aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona a San Sebastián Bachajón, Juan Vázquez Gómez, è stato assassinato la notte di mercoledì da individui non identificati che l’hanno ucciso con cinque colpi di pistola. I fatti sono avvenuti intorno alle 23 fuori da casa sua, hanno comunicato gli ejidatarios.

Questa mattina, il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba) ha condannato l’omicidio del segretario generale degli aderenti alla Sesta a San Sebastián Bachajón, municipio di Chilón. Vázquez Gómez si è distinto per la sua partecipazione attiva in difesa della terra e del territorio contro l’esproprio governativo delle cascate di Agua Azul e l’imposizione del botteghino di ingresso al sito.

Alcuni vicini, aggiunge il Frayba, riferiscono che Juan è stato aggredito proprio mentre stava entrando in casa; gli aggressori “sono fuggiti a bordo di un camioncino rosso in direzione di Sitalá, sulla strada che collega Ocosingo, Cancuc e Chilón”.

Dal 2007 Vázquez Gómez partecipava attivamente alla difesa del territorio ejidale, per il quale è aperto il ricorso n. 118/2013 attualmente in revisione presso il Tribunale di Tuxtla Gutiérrez.

Bisogna ricordare che il 17 aprile gli ejidatarios aderenti alla Sesta hanno denunciato che il loro territorio è minacciato dalla politica ufficiale di esproprio che prosegue con l’attuale governo dello stato. Il governo precedente si era distinto per la persecuzione degli ejidatarios che si oppongono all’esproprio per, fini turistici, di una parte delle loro terre, con la partecipazione diretta del segretario di Governo, Noé Castañón León, come da ripetute segnalazioni degli ejidatarios tzeltal.

A sua volta, la Rete contro la Repressione in Chiapas ritiene evidente che si tratta di un omicidio politico, per i molti interessi imprenditoriali, politici ed economici nella zona. E dalla prigione di San Cristóbal de las Casas, i detenuti della Voz del Amate e Solidarios de la Voz del Amate condannano i fatti e chiedono alle autorità di indagare e punire i responsabili.

In una situazione di crescente tensione nella zona di Chilón, nelle scorse settimane sono state denunciate nuove minacce contro gli aderenti della Sesta dell’ejido di Jotolá. http://www.jornada.unam.mx/2013/04/26/politica/028n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo

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Frayba: Giustizia negata agli ejidatari di San Sebastián Bachajón per l’esproprio delle loro terre.

13 febbraio 2013

Trasmettiamo la denuncia degli ejidatari aderenti all’Altra Campagna di San Sebastián Bachajón contro il rifiuto del ricorso presentato per l’esproprio delle loro terre da parte del governo dello Stato. Trasmettiamo inoltre la dichiarazione dei loro avvocati:

Ejidatarios/as de SSB denuncian a autoridades y su impartición de justicia

Comunicato-Avvocat@-Bachajon

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La Jornada – Mercoledì 7 Dicembre 2011

Gli ejidatarios di Bachajón denunciano l’ingerenza del governo chiapaneco

HERMANN BELLINGHAUSEN

images (23)Dopo aver recuperare per due giorni la proprietà del loro ejido in cui si trova la cabina di riscossione per l’ingresso alle cascate di Agua Azul (il “centro ecoturistico” più pubblicizzato dal governo del Chiapas), gli ejidatarios di San Sebastián Bachajón aderenti all’Altra Campagna denunciano l’intervento del segretario di Governo in persona, sabato scorso, che ha offerto denaro e minacciato di ricorrere alla polizia per sgomberarli.

Gli ejidatarios hanno protestato con una manifestazione sulla strada Ocosingo-Palenque, senza bloccare il traffico, per denunciare il governatore Juan Sabines Guerrero ed il segretario di Governo, Noé Castañón, come “complici” delle autorità ejidali filogovernative, capeggiate da Francisco Guzmán Jiménez (Goyito), nell’esproprio delle terre di proprietà collettiva.

Riferiscono che il 30 novembre, gli ejidatarios aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona avevano ripreso le installazioni e la cabina di riscossione “allo scopo di recuperare quello che il commissario ufficiale, in complicità con gli enti del governo, vogliono toglierci: più di 600 ettari di terra, falsificando un provvedimento che non è neppure conforme al decreto presidenziale del 29 aprile 1980.”

Per tale ragione, gli ejidatarios hanno occupato il luogo per due giorni, “aspettando che arrivasse il commissario ufficiale a spiegare quello che stava facendo senza il consenso del massimo organo ejidale, poi, improvvisamente, è apparso l’interessato, ‘l’angelo custode’ degli sporchi politici”; cioè, il segretario Castañón, “che è intervenuto come se fosse un altro membro dell’ejido, perché Goyito gli ha dato il ‘permesso’ di fare quello che vuole sulle nostre terre”, sostengono gli indigeni. Il quale ha detto loro che il recupero era un modo di “provocare altra violenza”.

Il funzionario “ha mostrato un accordo già redatto, che non sappiamo nemmeno dove sia stato fatto, obbligandoci a firmare, come se stessimo chiedendo la carità, mentre il nostro obiettivo era recuperare le terre su cui hanno illegalmente costruito un centro di pronto intervento con la presenza permanente della polizia preventiva”.

Sostengono: “Non siamo spinti da interessi economici, tuttavia ci hanno offerto dei soldi”. Dicono che il segretario li ha avvertiti che “se non accettavamo, la polizia ci avrebbe sgomberato con la violenza”.

Il commissario ufficiale si era impegnato a convocare ad un’assemblea degli ejidatarios per domenica 4 dicembre ad Alan Sac Jun, ma non l’ha mai fatto. Si è riunito solo col gruppo filogovernativo a Pamalá (“tana di topi” lo chiamano), “come se fossero gli unici proprietari”, mentre gli altri aspettavano nella casa ejidale del Centro Alan Sac Jun.

Gli indigeni affermano che in questo gruppo ci sono “i veri responsabili di quello che sta succedendo nel nostro ejido, in complicità col malgoverno che finanzia la morte, la violenza, l’abuso e la repressione”.

Ed avvertono: “Che sia chiaro chi sono i responsabili, perché questa volta non cadremo nelle loro bugie e dimostreremo chi siamo e che cosa vogliamo”. Infine, annunciano che “in questi giorni” occuperanno nuovamente la cabina di riscossione. http://www.jornada.unam.mx/2011/12/07/politica/024n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Ejidatarios di Bachajón denunciano l’esproprio delle terre da parte del malgoverno del Chiapas ed annunciano la decisione di recuperarle

Ejido di San Sebastián Bachajon, aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, Chiapas, Messico.

30 novembre 2011

A mezzi di comunicazione di massa e alternativi
Ai difensori dei diritti umani nazionali e internazionali
Alle organizzazioni civili e indipendenti
Agli aderenti all’Altra Campagna nazionale e internazionale
Alla Commissione Sesta Internazionale
Alle Giunte di Buon Governo

 Comunicato

images (26)Il governo dello stato del Chiapas e Juan Sabines Guerrero, in complicità con le autorità del municipio di Chilon, Chiapas, compreso il commissario ufficiale di San Sebastián Bachajon, Chiapas, dopo diversi tentativi falliti causa il mancato consenso del massimo organo ejidale, in violazione dei diritti umani e dei trattati dell’OIL, il passato mese di febbraio 2011 ha costruito un centro di pronto soccorso, ha permesso la permanenza della polizia statale preventiva, ha preso il controllo e la gestione delle nostre risorse naturali ed aree protette CONANP senza che vi fosse il consenso stabilito in un verbale di assemblea dell’ejido, e si stanno approfittando e distruggendo le nostre risorse ed il patrimonio del popolo per favorire gli interessi politici di qualche gaudente lacchè della politica, come nel caso di C. Manuel Jiménez Moreno, Francisco Guzmán Jiménez (aliasGoyito) Juan Álvaro Moreno, Antonio Jiménez Deara, truffatori e parassiti della società che furono gli unici a firmare l’accordo lo scorso 13 febbraio 2011 presso l’Università Tecnologica della Selva, installando un tavolo di accordo e dialogo per la pace quando in verità avevano un’altra intenzione, e precisamente l’esproprio, la repressione e la violenza.  Questo è evidente dall’esposto 274/2011 presentato dagli ejidatarios aderenti all’Altra Campagna, dove denunciano che il governo dello stato de Chiapas, in complicità con la segretaria dell’ambiente e risorse naturali, SEMARNAP, ha elaborato un decreto in contraddizione al Decreto Presidenziale del 29 aprile 1980, per sottrarci più di 600 ettari di terra compresa la cabina di riscossione,  mentre l’ejido San Sebastián Bachajon possiede documentazione e piani definitivi che dimostrano il chiaro interesse del governo dello stato di imporre la legge dell’espropriazione comprando le coscienze, come nel caso delle autorità filogovernative di San Sebastián Bachajon, che per pochi pesos hanno consegnato un pezzo del nostro patrimonio ancestrale ignorando il popolo di uomini, donne, bambini, bambine, giovani che promuovono i loro usi e costumi e costruiscono altri modi di convivenza più degni. Le autorità filogovernative non stanno facendo altro che soddisfare i loro interessi politici con le risorse del popolo. Per tutto questo, noi ejidatarios di San Sebastián Bachajon abbiamo preso la decisione di recuperare le installazioni della cabina di ingresso a pagamento del sito turistico di Agua Azul,  in considerazione del fatto che dette strutture si trovano nelle vicinanze del terreno ejidale senza aver ottenuto il consenso del massimo organo ejidale. Nel caso in cui il governo dello stato del Chiapas e federale adotterà azioni repressive, sarà responsabile di qualunque cosa possa accadere durante il recupero delle strutture da parte degli ejidatarios di San Sebastián Bachajon aderenti all’Altra Campagna.

Distintamente

TIERRA Y LIBERTAD

HASTA LA VICTORIA SIEMPRE

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La Jornada – Sabato 18 giugno 2011

Minacciate le basi zapatiste di San Sebastián; la procura rifiuta di riceverle

Hermann Bellinghausen

images (14)Gli aderenti all’Altra Campagna dell’ejido San Sebastián Bachajón (municipio di Chilón, Chiapas) hanno denunciato di aver ricevuto minacce di morte e intimidazioni nella comunità K’anakil, dello stesso ejido, oltre alla mancanza di assistenza, compresi gli insulti del funzionario del Pubblico Ministero del municipio.

I rappresentanti di San Sebastián affermano che il 15 giugno un gruppo di donne aderenti all’Altra Campagna si era recato a Chilón per presentare una denuncia per minacce contro Nicolás Aguilar Mejía, originario di Reforma K’anakil e membro della nota banda criminale Los Aguilares, che insieme al gruppo paramilitare Los Chinculines nel decennio scorso imperversava nella regione.

Denunciano che il funzionario del Pubblico Ministero, José Manuel Pérez Gómez, “non le ha volute ricevere. Sarà perché ancora non avevano un buco nel petto o una mazzetta, ma sono come ogni altra persona che vuole giustizia ed a cui si nega questo diritto”.

Il giorno 12 è stato fermato Aguilar Mejía accusato di abigeato. La Polizia Giudiziaria lo ha trasferito nel carcere numero 12 di Yajalón. Gli ejidatarios temono che sia rilasciato: “In precedenza abitanti delle comunità vicine non hanno voluto denunciarlo per paura di essere sequestrati, picchiati o assassinati. È conosciuto come l’ultimo membro dei Los Aguilares, sequestratori, violentatori, ladri ed assassini”.

Tuttavia, aggiungono gli indigeni dell’Altra Campagna, “Il PM non ha voluto accogliere la denuncia dei cittadini”. Ritengono responsabile l’autorità “dell’integrità fisica degli abitanti di Reforma K’anakil se il delinquente sarà liberato”. Gli abitanti della comunità “sono molto spaventati che i membri della banda criminale possano vendicarsi per l’arresto del loro leader”.

Chiedono alle autorità “le misure necessarie per applicare la legge a quel delinquente, e nel caso fosse rilasciato saranno responsabili di qualunque fatto deplorevole che possa accadere agli abitanti di Reforma K’anakil ed alle comunità vicine”.

In una seconda denuncia, gli stessi ejidatarios accusano Melchorio Pérez Moreno e Francisco Guzmán Jiménez, del consiglio di vigilanza e commissario ufficiale dell’ejido, rispettivamente, i quali “per mancanza di capacità hanno generato la violenza nelle comunità ed imprigionando degli innocenti in complicità con agenti ausiliari e del PM”. Accusano anche i funzionari del Pubblico Ministero di Bachajón, Eduardo Hernández Guzmán, ed il suo segretario “specializzato in ingiustizia indigena”.

Tutto è iniziato il 4 giugno, rivelano, “quando Jerónimo Guzmán Monterrosa (secondo), originario della comunità Ba’pus, centro Alan Sac’un, è venuto a lamentarsi all’agenzia ausiliaria di quella comunità, perché l’autorità ufficiale stava recintando un terreno con l’intenzione di espropriarlo”. Invece di punire l’aggressore “hanno arrestato chi protestava perché sarebbe stato espropriato. E’ stato quindi trasferito a Bachajon dal PM, dove forzatamente gli hanno fatto firmare un verbale e pagare una multa di 1.500 pesos, anche se è l’offeso, un’altra vittima delle autorità filogovernative”.

Aggiungono altri casi di impunità, come quello di San José Pulemal, centro Ch’ich, dello stesso San Sebastián, dove il 2 giugno quattro persone sono rimaste ferite da armi da fuoco mentre altri sono stati arrestati per lo stesso problema agrario, “con violenza, abusi e prigione, la sola cosa che sanno fare”.

I tzeltales concludono: “Riteniamo responsabili le autorità di qualunque aggressione fisica, poiché si stanno immischiando in questioni già risolte dall”Altra Campagna. Vogliamo che si faccia giustizia con questi agitatori della società. Non permetteremo altri abusi”.http://www.jornada.unam.mx/2011/06/18/politica/019n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Giovedì 10 marzo 2011

Castañón León accusato di usare la violenza per sottrarre Agua Azul agli ejidatarios

Hermann Bellinghausen

caseta de cobroGli ejidatarios di San Sebastián Bachajón aderenti all’Altra Campagna nel municipio di Chilón, in Chiapas, accusano il governo dello stato, il segretario di Governo, Noé Castañón León, ed il Consiglio Statale dei Diritti Umani (CEDH) “dello sgombero violento dei compagni lo scorso 2 febbraio, da parte di un gruppo di priisti che lo stesso segretario di Governo ha organizzato con le autorità del municipio di Chilón”.

Sostengono che l’operazione per spogliarli dell’accesso alle cascate di Agua Azul “è stata finanziata dai tre livelli di governo, a fronte di un accordo con le autorità del municipio di Tumbalá ed i filogovernativi di San Sebastián Bachajón “per consegnare al governo il sito turistico” che ora è sotto la gestione della Segreteria delle Entrate dello stato in base “agli accordi firmati tra loro”.

Gli ejidatarios di San Sebastián sottolineano che “questo ‘accordo’ è stato fatto in un’assemblea del 3 e 5 febbraio”, convocata due giorni prima, quando “normalmente la convocazione avviene 15 giorni prima, con notifica affissa in luoghi visibili, e secondo la Legge Agraria, almeno con 8 giorni di anticipo”.

In un’inserzioni sulla stampa, la CEDH il giorno 8 marzo ha affermato che “il problema” è dovuto “alla non presenza dell’Altra Campagna” ai tavoli dei negoziati installati dal governo e che per questo “il conflitto non è stato risolto”. La commissione stessa ha accusato i membri dell’Altra Campagna, che lunedì scorso hanno bloccato la strada, di essere “armati di machete e bastoni, alterare l’ordine, commettere danni a terzi”.

Questo, replicano gli ejidatarios, quando “l’arma peggiore che portavano i manifestanti erano i loro slogan e le loro richieste”. Questa volta, “la strategia del malgoverno è un risultato vergognoso, avendo fatto ricorso ad un accordo povero di contenuti che è solo uno strumento per ingannare la gente ed impadronirsi delle nostre terre e delle sue risorse. Per questo, “purtroppo, i nostri compagni sono in carcere”.

Rispetto alla versione della CEDH, gli indigeni affermano: “È vergognoso che essendo un organismo per i diritti umani, sia stato la maschera per il malgoverno”, che vuole “nascondere la vera intenzione di spogliare con violenza, crudeltà, odio e rabbia chi difende la propria dignità, la terra, il territorio e la propria autonomia”.

Di fronte alle accuse, ejidatarios ed aderenti all’Altra Campagna, questo mercoledì a San Cristóbal de las Casas dichiarano: “Non ci arrenderemo, che sia ben chiaro al governo di Juan Sabines Guerrero, che fino a che non libererà i nostri compagni carcerati ingiustamente, continueremo a manifestare e in maniera sempre più decisa”.

Sostengono che il loro “è un territorio autonomo e non per progetti transnazionali; difenderemo le nostre terre e le risorse senza badare alle conseguenze”.

Annunciano che, come “padroni legittimi di queste terre, eredità dei nostri antenati”, sospenderanno “l’attività” che stavano svolgendo (il blocco della strada Ocosingo-Palenque), “per cercare altre alternative ed ottenere la libertà incondizionata dei nostri compagni prigionieri politici”. Avvertono che continueranno “a smascherare il malgoverno corrotto, che con il suo operato ci ha voluti intimorire”.

Concludono che “è il momento di organizzarci meglio e continuare a dimostrare realmente al governo chi siamo e perché lottiamo, ed al CEDH che siamo un’organizzazione pacifica che lotta per le proprie terre, territori e autonomia, che non si inganni”. http://www.jornada.unam.mx/2011/03/10/index.php?section=politica&article=022n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Venerdì 4 marzo 2011

I conflitti in Chiapas, “creati e gestiti dal governo”

Il Frayba denuncia Noé Castañón León quale “autore intellettuale

Hermann Bellinghausen

images2In una rapporto Rapporto presentato a San Cristóbal de las Casas, il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC, noto anche come Frayba) rileva che il governo del Chiapas “crea e gestisce i conflitti per il controllo del territorio”, a scapito dei diritti delle comunità indigene.

Si tratta di un’analisi documentale sulla situazione imperante e gli interessi nel marco del “conflitto armato interno, ora nella fase di disputa del territorio, poiché il Chiapas è una vena di enorme ricchezza per gli investimenti privati, promossi con i progetti turistici”. Secondo lo studio, i progetti d’investimento “vogliono sottrarre le terre alle comunità attraverso sgomberi forzati, cooptazione per la firma di ‘accordi di sviluppo’, occupazione poliziesca e militare, e criminalizzazione di attivisti e avvocati”.

In questa cornice, prosegue il Centro, i fatti successi il 2 febbraio nella zona di Agua Azul, nell’ejido San Sebastián Bachajón (Chilón), dove ha perso la vita Marcos García Moreno ed è rimasto ferito Tomás Pérez Deara, e la cattura di 117 persone, 10 delle quali restano in carcere come “prigionieri”, rappresentano “l’implementazione di una strategia calcolata dal governo dello stato, che ha generato lo scontro per poi inserirsi come mediatore e gestire il conflitto”.

Il CDHFBC assicura di essere in possesso di testimonianze che denunciano il segretario generale di Governo, Noé Castañón León, come uno dei “autori intellettuali” dell’aggressione. Sottolinea che il governo statale “ha rotto un processo di dialogo comunitario che gli attori stavano portando avanti dal 2010″ affinché gli abitanti della zona amministrino e preservino le proprie risorse.

Il Rapporto include la testimonianza di una persona presente ad una delle riunioni dove si sarebbe deciso di affrontare gli ejidatarios, “creando gruppi di scontro”, e “catturare gli aderenti all’Altra Campagna” per distrarli con una lotta per la liberazione dei loro prigionieri. Lo scopo ufficiale di occupare il botteghino di ingresso ejidale è stato attuato il 2 febbraio. “Non è un conflitto comunitario”, aggiunge. Come nemmeno lo è a Mitzitón né lo fu adActeal nel 1997. Castañón León sarebbe “l’artefice del conflitto” per favorire i piani di investimento privato. Inoltre, “c’è l’interesse militare di controllare quest territorio”, che si trova vicino a comunità autonome zapatiste come San José en Rebeldía e Bolón Ajaw (che, con le nuove disposizioni amministrative, verrebbe circondata).

La situazione “è il prodotto di una guerra di logoramento che genera le condizioni per affrontare le organizzazioni della regione; ciò che è in disputa non è un botteghino di ingresso alle cascate, ma la difesa della terra e del territorio dei popolo indigeni che stanno costruendo un progetto di autonomia”. Sulla base delle informazioni raccolte (documenti, testimonianze, denunce di ejidatarios), il CDHFBC afferma che “il governo messicano non è intervenuto per prevenire il conflitto” e “ha pianificato gli eventi mediante una strategia per il controllo del territorio nell’ambito di un conflitto armato irrisolto”.

Il CDHFBC comunica di aver assunto la difesa legale degli arrestati di San Sebastián. I filogovernativi (priisti e del Partito Verde Ecologista) “hanno consegnato le terre al governo Juan Sabines Guerrero senza l’autorizzazione dell’assemblea degli ejidatarios”. Questo gruppo è utilizzato dal governo “per cacciare le comunità dell’Altra Campagna e spingere la privatizzazione delle cascate di Agua Azul”.

In questo modo si attacca il progetto di autonomia “che impedisce al governo di privatizzare la terra per progetti imprenditoriali”. Attizzare il conflitto non è cosa nuova. “La strategia è la stessa, ma più aggressiva”. Giorni fa il presidente Felipe Calderón Hinojosa ha visitato la regione ed avrebbe “dato il benestare” all’incursione della polizia.

Per il resto, è stato ignorato il fatto che nell’aggressione filogovernativa ci sono stati dei feriti dell’Altra Campagna. Questi ribadiscono che è stato il gruppo di scontro guidato da  Carmen Aguilar Gómez “che ha ucciso il proprio compagno”, e non gli arrestati che nemmeno si trovavano sul luogo dei fatti.http://www.jornada.unam.mx/2011/03/04/index.php?section=politica&article=024n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Sabato 5 marzo 2011

Mobilitazioni in Stati Uniti ed altri paesi per la liberazione dei “prigionieri politici” in Chiapas

Hermann Bellinghausen

images (32)Gli ejidatarios dell’Altra Campagna di San Sebastián Bachajón, municipio di Chilón, Chiapas, annunciano che nei giorni 7 e 8 marzo realizzeranno “un blocco a tempo indefinito” davanti alla sede della regione autonoma zapatista San José en Rebeldía, vicino al crocevia di Agua Azul, sulla strada Ocosingo-Palenque. “Per chiedere la liberazione dei nove compagni detenuti nel carcere di Playas de Catazajá”, ed un minorenne nel centro Villa Crisol, “autorità comunitarie, familiari dei carcerati, donne e uomini saranno in digiuno e preghiera”.

“Sappiamo molto bene che il malgoverno di Juan Sabines Guerrero ha elaborato una strategia per spogliarci delle nostre terre, usando i vari leader priisti di altri municipi”.

Denunciano “l’ondata di violenza, intimidazioni e minacce da parte di leader del Partito Verde Ecologista”, al quale appartiene l’attuale sindaco di Chilón. Questo si ostenta come “il primo presidente cristiano”, e secondo gli ejidatarios è “esperto nel convincere la gente con progetti di ecoturismo degli investitori internazionali, violentando i diritti di uomini, donne e bambini”.

Attualmente il posto è occupato da poliziotti, in “spazi privati” della comunità e senza il consenso dei proprietari. È il caso di una chiesa cattolica della comunità Sakil Ulub, che mostra “una situazione preoccupante: donne, uomini e poliziotti, l’hanno presa come un gabinetto privato, mentre gli indigeni nativi di questa comunità l’hanno conservata come un’area sacra per le preghiere”.

Aggiungono che il cosiddetto “tavolo di dialogo” che il governo ha proposto ai detenuti “per ottenere la loro liberazione”, è “solo una dimostrazione degli interventi del governo per espropriare il centro turistico rispondendo ad interessi economici, senza tenere conto di cultura, tradizione, né dell’eredità dei nostri antenati, che è la nostra madre Terra”.

Gli ejidatarios tzeltales lamentano “che il denaro del malgoverno ha reso ignoranti persone che sono indigeni, aumentando la tensione, la minaccia e l’intimidazione”.

Con la loro mobilitazione, gli ejidatarios dell’Altra Campagna insisteranno sulla liberazione immediata dei detenuti, “il rispetto della loro dignità e quella dei loro familiari” ed il ritiro della polizia da Agua Azul.

Esigono anche “la soluzione dei conflitti di Agua Azul, Mitzitón, Tila, Chicomuselo ed altre comunità, per problemi legati all’uso delle risorse naturali ed il controllo delle terre e territori, e lo stop alla violenza del sistema capitalista neoliberale patriarcale contro le donne, le loro famiglie e le comunità, ed alla violenza nelle regioni indigene, contadine e nei territori autonomi zapatisti”.

Nella città di New York per il prossimo lunedì 7 si svolgerà “La giornata mondiale per la liberazione dei prigionieri politici di San Sebastián Bachajón”, la cui eco raggiungerà molte parti dell’Europa, America Latina e Messico.

La convocazione è stata fatta dal Movimento per la Giustizia del Barrio, nell’est di Harlem, aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona. Sono confermate azioni in Sudafrica, Francia, Inghilterra, Scozia, Stati Uniti, Catalogna, e Germania.

La giornata internazionale culminerà martedì 8 con una commemorazione del “Giorno Internazionale in Onore delle Donne dell’Altra Campagna”. Gli organizzatori di New York – la maggior parte immigrati messicani che hanno sconfitto molte volte le imprese costruttrici multinazionali a El Barrio – condividono l’appello degli ejidatarios: “I nostri fratelli di San Sebastián sono riusciti a rompere la frontiera neoliberale che ci impongono quelli che stanno in alto, inviandoci un videomessaggio. Hanno toccato i nostri cuori. Il videomessaggio include una spiegazione della loro degna lotta, degli attacchi recenti e dell’arresto dei loro compagni”.http://www.jornada.unam.mx/2011/03/05/index.php?section=politica&article=021n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Domenica 6 marzo 2011

Rilasciati quattro membri dell’Altra Campagna

DSC04099Elio Henríquez. Corrispondente. San Cristóbal de las Casas, Chis., 5 marzo. Con la rinuncia dell’azione penale da parte della Procura Generale di Giustizia dello Stato (PGJE), da mercoledì ad oggi sono stati liberati quattro dei dieci indigeni dell’Altra Campagna fermati il 3 febbraio scorso nel centro turistico delle Cascate di Agua Azul, dopo uno scontro con ejidatarios priisti di San Sebastián Bachajón, municipio di Chilón che ha provocato un morto e due feriti.

Fonti ufficiose hanno detto che la notte di mercoledì è stato rilasciato Pedro García Alvarado, presuntamente non in possesso delle facoltà mentali, che era accusato di danneggiamenti ed attentato contro la pace e la collettività. Tra giovedì e sabato sono stati scarcerati Miguel Álvaro Deara, Pedro Hernández López e Miguel López Deara.

Per il minorenne di 17 anni, Mariano Demeza Silvano, uno dei sei che ancora sono in prigione, è stata stabilita una cauzione di 22 mila pesos. È probabile che nei prossimi giorni o settimane possano essere scarcerati gli altri cinque che si trovano nella prigione del municipio di Playas de Catazajá, a nord del Chiapas, hanno dichiarato le fonti consultate.

In questo contesto, il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas ha comunicato che gli ejidatarios di San Sebastián Bachajón, aderenti all’Altra Campagna, hanno presentato un esposto contro la costruzione del botteghino di ingresso alle cascate da parte del governo statale, su mandato delle segreterie delle Infrastruttura e del Fisco, le quali il 13 febbraio hanno sottoscritto un accordo “in maniera illegale ed arbitraria, perché non è stata consultata l’assemblea”.

Ricardo Lagunes, avvocato dell’organizzazione, ha detto che la costruzione del botteghino di riscossione conteso dai due gruppi di ejidatarios, colpisce i diritti collettivi dell’ejido San Sebastián Bachajón, come comunità, come nucleo agrario e come popolo indigeno.

Aggiunge che il settimo tribunale di distretto esaminerà l’esposto presentato nei giorni scorsi affinché si sospenda immediatamente la costruzione su una superficie ad uso comune.http://www.jornada.unam.mx/2011/03/06/index.php?section=politica&article=014n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Mercoledì 16 febbraio2011

Frayba: Sono state violate le garanzie legali dei dieci indigeni arrestati pera aver difeso le proprie terre

Molti degli accusati delle violenze a Bachajón non erano neppure sul posto quando sono avvenute

images (31)Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 15 febbraio. Dopo l’arresto formale dei 10 ejidatari che difendevano il loro territorio a San Sebastián Bachajón, il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC) sostiene che nel procedimento “ci sono state violazioni delle garanzie legali degli arrestati, prigionieri politici perseguiti dal governo di Juan Sabines Guerrero”.

Come documentato dall’organizzazione, Jerónimo Guzmán Méndez, accusato di omicidio aggravato, e Domingo Pérez Álvaro, di tentato omicidio, così come molti degli accusati, “non si trovavano nemmeno sul luogo dei fatti” successi il 2 febbraio alle cascate di Agua Azul, dove ha perso la vita Marcos Moreno García ed è rimasto ferito Tomás Pérez Deara, entrambi del gruppo che aveva preso con le armi il botteghino dell’ejido.

Gli arrestati si dichiarano. Gli altri sono Pedro Hernández López, Miguel López Deara, Domingo García Gómez, Juan Aguilar Guzmán, Pedro López Gómez, Miguel Álvaro Deara, Pedro García Álvaro (con handicap mentale) ed il minorenne Mariano Demeza Silvano, accusati di “attentato contro la pace e l’integrità fisica del patrimonio dello stato e danneggiamenti”.

La Procura Generale di Giustizia dello Stato sostiene che almeno cinque di loro sono risultati positivi al guanto di paraffina, mentre questi negano di aver sparato ed il CDHFBC documenta la “infinità di violazioni processuali e dei diritti umani” compiute dalle autorità.

Rispondendo alla dichiarazione del governo statale che ai detenuti sono stati garantiti i diritti legali, il CDHFBC certifica, tra le altre cose, che l’avvocato d’ufficio Yolanda Álvarez Cruz – che li ha assistiti – è di lingua chol, e l’attuale avvocato, Darío Sánchez Escobar, ignora la lingua di suoi difesi (tzeltal). Inoltre, i testimoni che hanno testimoniato a favore degli arrestati “non sono stati assistiti da interpreti qualificati”, ma da poliziotti municipali in divisa, presentati come interpreti, “cosa che ha intimorito molti”.

Successivamente – aggiunge il CDHFBC – i 10 arrestati “hanno ricevuto pressioni affinché i loro familiari o autorità comunitarie, aderenti all’Altra Campagna, partecipassero ad un ‘tavolo di negoziazione’ promosso dal governatore e dal suo segretario generale di Governo, Noé Castañón León”. Le autorità hanno inscenato questo “tavolo” col piccolo gruppo di filogovernativi dell’ejido di San Sebastián (Chilón) e con i priisti del vicino Agua Azul (Tumbalá). Ad Ocosingo hanno firmato un “patto di civiltà e concertazione per la pace nel Centro Turistico Agua Azul”, escludendo i veri interessati: la maggioranza degli ejidatari di San Sebastián, dove passa la strada su cui sarebbe conteso il pedaggio turistico.

Le dichiarazioni delle persone che accusano i detenuti risultano “non chiare e confuse”. Almeno 25 dei 117 indigeni inizialmente fermati “hanno firmato dichiarazioni senza conoscerne il contenuto, dove (sembra) denunciavano i loro compagni”. Altri affermano che la loro libertà dipendeva dalla firma di quel documento, ed altri ancora, che sono stati minacciati: “Mi hanno detto che se non collaboravo mi avrebbero torturato e infilato la testa in un sacchetto di plastica”.

Gli oltre 100 uomini e donne di San Sebastián rilasciati il 4 febbraio sono stati denunciati e minacciati di venire arrestati “se non desistevano dalla lotta per la difesa del territorio e dalla loro organizzazione sociale e politica attraverso L’Altra Campagna”.

Per il CDHFBC, la cattura e le procedure contro le persone “ingiustamente” arrestate configura “uno scenario di repressione da parte delle autorità del governo dello stato, che priva arbitrariamente della libertà 10 persone per la loro azione politica e sociale a difesa dei propri diritti”.

(…)

Per questo mercoledì, collettivi ed organizzazioni dei diritti umani convocano una giornata di proteste ed azioni su scala nazionale ed internazionale per chiedere la liberazione degli ejidatari dell’Altra Campagna e la fine degli oltraggi nelle loro terre.

Tensione a Mitzitón

A Mitzitón (San Cristóbal) un’altro ejido dove gli indigeni aderenti all’Altra Campagna sono stati aggrediti recentemente da gruppi filogovernativi, il governo assicura che “è tornato l’ordine”. E nelle vicinanze del villaggio c’è una forte presenza di polizia.

I rappresentanti comunitari informano che c’è ancora tensione, perché persone del gruppo evangelico Ejército de Dios minacciano di “sequestrare” le donne per “scambiarle” con i 23 evangelici fermati dalla polizia all’alba di lunedì.http://www.jornada.unam.mx/2011/02/16/index.php?section=politica&article=025n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Domenica 22 novembre 2009

La Brigata della Rete contro la Repressione dell’Altra Campagna ha concluso la sua visita in Chiapas e definisce preoccupante la situazione di violenza a Mitzilón, Jotolá e Bachajón

mujerHermann Bellinghausen, inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 21 novembre.  Esiste una logica “comune e ricorrente” che tinge di violenza gli ejidos di Mitzitón, Jotolá e San Sebastián Bachajon, ha concluso la Brigata di Osservazione della Rete contro la Repressione e per la Solidarietà dell’Altra Campagna, dopo aver visitato per cinque giorni questi ejidos che stanno vivendo una “costante pressione della polizia statale e dei gruppi paramilitariEjército de Dios e Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic): vessazioni, aggressioni fisiche e psicologiche, minacce di detenzione, morte e violenza”.  In questi tre villaggi – ora emblematici della resistenza indigena all’autostrada San Cristóbal-Palenque e in generale ai progetti turistici e di privatizzazione del territorio che li minacciano – l’impunità garantita agli aggressori dai governi statale, municipali e federale “permette la continuità della violenza”.  Secondo la Brigata, queste comunità resistono alla “sottrazione e sgombero della terra e del territorio che va contro l’autonomia e la libera determinazione dei popoli indigeni basata su legislazioni e trattati riconosciuti nel nostro paese (come il Trattato 169 della Organizzazione Mondiale del Lavoro)”.  Gli osservatori ritengono “preoccupante la situazione di violenza” che hanno constatato “per il fatto che un gruppo di 60 compagni indigeni hanno dovuto accompagnarci nel nostro viaggio” per motivi di sicurezza. Inoltre “sono stati documentati casi di violenza sessuale sulle donne e l’incarceramento di compagni aderenti in altre regioni”.  La problematica più recente e grave è a Jotolá, dove le minacce di esproprio di terre da parte del gruppo paramilitare Opddic sono state impunemente scatenate “contro i coloni dell’Altra Campagna dell’ejido tzeltal”, ha sottolineato la Brigata durante la conferenza stampa di oggi. “L’escalation di violenza è iniziata con l’arresto ingiustificato del professor Manuel Aguilar Gómez, dirigente della comunità, il 20 novembre 2008. Il 18 settembre 2009 in un’imboscata di membri della Opddic è stato aggredito Ricardo Lagunes, del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas mentre è stata ferita da una pallottola Carmen Aguilar Gómez e brutalmente picchiata Rosa Díaz Gómez”.  Per questi fatti erano stati catturati quattro degli aggressori: Juan, Rogelio e Guadalupe Cruz Méndez ed Agustín Hernández Santiz. Dopo tre giorni di carcere sono stati liberati dal giudice del tribunale penale a El Amate, Carlos Alberto Bello Avendaño, lo stesso che ha condannato i fratelli Gerónimo e Antonio Gómez Saragos, ejidatarios dell’Altra Campagna di San Sebastián Bachajón; scarcerato gli aggressori di Jotolá e dato consulenza ad Antonio Moreno López, sindaco priista di Chilón, ed al delegato di Governo, César Santiago.  Ora, donne e bambine di Jotolá “sono oggetto di costanti minacce di violenza da parte dei soggetti rilasciati e dei loro famigliari” che hanno anche minacciato di bruciare le case degli ejidatarios dell’Altra Campagna. Il governo statale si è dichiarato “non d’accordo” con la decisione del giudice ed ha tiepidamente annunciato ricorso. Doveva presentarlo questo venerdì, ma non c’è conferma che lo abbia fatto.http://www.jornada.unam.mx/2009/11/22/index.php?section=politica&article=015n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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